Nov 122020
 

Nel 1950 Scalfaro era un deputato di 32 anni della Democrazia Cristiana. A cena in un ristorante di Roma se la prese con una donna perché, a suo dire, aveva un vestito che ne metteva troppo in risalto la scollatura. La donna era una militante del Movimento Sociale Italiano e sia suo marito che suo padre, un colonnello dell’aeronautica, sfidarono Scalfaro a duello. Lui rifiutò, dicendo che la fede glielo impediva. Totò scrisse quindi una lettera a Scalfaro, pubblicata dal giornale L’Avanti:

Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello inviataLe dal padre della signora Toussan, in seguito agli incidenti a Lei noti. La motivazione del rifiuto di battersi da Lei adottata, cioè quella dei princìpi cristiani, ammetterà che è speciosa e infondata. Il sentimento cristiano, prima di essere da Lei invocato per sottrarsi a un dovere che è patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire a Lei e ai Suoi Amici di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima.

Abusi del genere comportano l’obbligo di assumerne le conseguenze, specialmente per uomini responsabili, i quali hanno la discutibile prerogativa di essere segnalati all’attenzione pubblica, per ogni loro atto.

Non si pretende da Lei, dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa.

 Posted by at 23:18

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