Nov 122020
 

Ecco, nel 370 Avanti Cristo, mentre Roma barcollava dopo aver subìto 17 anni prima il celebre sacco da parte dei Galli Senoni di Brenno, che cosa scriveva Platone, ne La Repubblica: le dittature

hanno due madri. Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia allorché, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi. Allora la gente si separa da coloro cui fa colpa di averla condotta a tale disastro, e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, e poi con la violenza, che della dittatura è pronuba (promotrice, ndr) e levatrice. Così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo

Mar 302014
 

<<E poi, mi pare proprio che tu, oltretutto, non compia una cosa giusta lasciandoti andare,
mentre potresti salvarti, perché, in fondo, ti adoperi a far quello che vorrebbero i tuoi
nemici, anzi, che hanno già ottenuto, volendoti morto. E, in più, mi sembra che tu
tradisca anche i tuoi figli che potresti allevare e educare e che, invece, abbandoni e che,
per quanto dipende da te, vivranno in balia del destino, come degli orfani. Il fatto è che,
o non bisogna aver figli o, se si hanno, sacrificarsi per loro, fino all’ultimo, allevandoli
ed educandoli; e tu, al contrario, mi pare che hai scelto il partito più comodo. E, invece,
devi fare quello che un uomo onesto e coraggioso farebbe, specialmente, tu, che dici di
aver perseguito la virtù per tutta la vita.>>

Platone, “Critone”, V