Gen 242020
 

«In totale, sedici ufficiali furono ritenuti responsabili diretti dei tracolli militari in Sicilia, Calabria e Puglia. Incapaci, forse pavidi, altri probabilmente corrotti. Di certo, molti furono solo cinici calcolatori. Scelsero per opportunismo, quando le cose stavano cambiando[…] Qualcuno si suicidò; altri, passati con l’esercito piemontese poi italiano, furono umiliati, guardati con diffidenza e messi subito in pensione[…] Scrisse ancora Alfonso di Borbone conte di Caserta: ‘Io credo che un semplice caporale di buona volontà in quell’epoca, se avesse comandato, avrebbe battuto Garibaldi e tutti gli addetti della rivoluzione»

Gigi Di Fiore, Controstoria dell’unità d’Italia, Rizzoli, 2007

Alcuni nomi di comandanti borbonici corrotti, che avevano un esercito più o meno efficiente e non furono in grado di fermare la rivoluzione garibaldina, sono quelli di Gennaro Gonzales, Tommaso Clary, Giuseppe Letizia, Fileno Briganti, Giuseppe Ghio. In particolare, si ricordano i vecchi generali Francesco Landi (a Calatafimi) e Ferdinando Lanza (a Palermo).
L’unica volta che un ufficiale borbonico non tradì fu nella battaglia di Milazzo, dove il colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco, nonostante un insufficiente numero di soldati, tenne testa ai garibaldini per una settimana.

Gen 222020
 

È difficile dissentire dall’antica giustificazione della stampa libera: L’America ha il diritto di sapere. Sembra quasi una cattiveria chiedere, ingenuamente:L’America ha il diritto di sapere cosa, per favore? Scienza? Matematica? Economia? Lingue straniere?Nessuna di quelle cose, naturalmente. Infatti, si potrebbe a buon diritto supporre che il comune sentire sia questo, che gli americani stanno molto meglio senza quelle noiose robacce.

C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti, e c’è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi:

La mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza.

I politici si sono costantemente impegnati a parlare la lingua di Shakespeare e Milton nel modo più sgrammaticato possibile per evitare di offendere il loro pubblico, dando l’impressione di essere andati a scuola.

Così, Adlai Stevenson, che ha incautamente permesso che intelligenza, educazione e arguzia trasparissero dai suoi discorsi, ha notato come il popolo americano si affolli intorno a un candidato presidenziale che ha inventato una versione della lingua inglese tutta sua ed è stato la disperazione fin da subito di chi fa satira.

George Wallace, nei suoi discorsi, aveva come bersaglio principale il “professore con la testa appuntita”; con che grida di approvazione era sempre accolta quella frase dal suo pubblico di teste appuntite. Parola d’ordine: Ora abbiamo un nuovo slogan da parte degli oscurantisti: Non fidarti degli esperti! Mentre dieci anni fa, era: Non fidarti di chiunque abbia più di 30 anni.

Ma i paladini di questo slogan hanno alfine scoperto che, l’inevitabile alchimia del tempo, li ha sfiduciati senza appello, e così, a quanto pare, hanno deciso di non ripetere mai più quell’errore.” Non fidarti degli esperti!” è uno slogan assolutamente sicuro.Niente, né il passare del tempo né l’esposizione all’informazione, potrà mai tramutare questi paladini, in esperti di qualche argomento che possa essere pur lontanamente utile.

Abbiamo anche una nuova parola d’ordine per indicare chi ammiri la competenza, la conoscenza, l’apprendimento e l’abilità, o che voglia diffonderli. Persone di quel tipo sono chiamate “elitisti”. Questa è una delle più divertenti parole d’ordine mai inventate, perché quelli che non sono membri dell’élite intellettuale non sanno cosa sia un “elitista” né sanno come pronunciare tale parola. Appena qualcuno grida “elitista!” diventa immediatamente chiaro che lui o lei è un elitista mascherato, che si sente in colpa per essere andato a scuola.

Va bene allora, dimentichiamo la mia domanda ingenua. Il diritto dell’America di sapere non include la conoscenza di argomenti elitistici. Il diritto dell’America di sapere si riferisce a qualcosa che potremmo parafrasare con la domanda “cosa sta succedendo?”.L’America ha il diritto di sapere “cosa sta succedendo” nei tribunali, nel Congresso, nella Casa Bianca, nei consigli industriali, nelle agenzie di regolamentazione, nei sindacati, nelle sedi del potere, in generale. Molto bene, sono con voi per questo. Ma come pensate di far conoscere alla gente tutte queste cose?

Concedeteci una stampa libera e una truppa di giornalisti investigativi indipendenti e senza paura, s’alza il grido del popolo: ora possiamo essere certi che la gente saprà. Sì, ma a condizione che riescano a leggere!

Capita che la lettura sia proprio uno di quegli argomenti elitistici di cui parlavo, e che il grosso del pubblico americano, preso dalla sua diffidenza verso gli esperti e dal suo disprezzo per i professori con le teste appuntite, non riesca a leggere e non legge. Certamente, l’americano medio sa firmarsi in modo più o meno intelligibile e recepisce i titoli degli articoli sportivi, ma quanti americani non elitistici possono, senza indebita difficoltà, leggere mille parole consecutive stampate in piccolo, alcune delle quali potrebbero essere trisillabe?

Per di più, la situazione sta peggiorando. I punteggi di lettura nelle scuole diminuiscono continuamente. I segnali stradali, che rappresentavano un corso di base sugli errori di scrittura (“Go Slo”, “Xroad”), sono costantemente sostituiti da piccole immagini per renderli leggibili a livello internazionale e per aiutare coloro che sanno guidare un’automobile, ma non essendo professori con teste appuntite, non sanno leggere. Ancora, nelle pubblicità televisive, ci sono frequenti messaggi scritti. Beh, fate attenzione a essi e vi renderete conto come gli inserzionisti siano sicuri che nessuno, tranne forse un elitista di passaggio, sia in grado di leggere quelle parole. Per assicurarsi che qualcuno oltre questa minoranza di mandarini recepisca il messaggio, ogni parola viene pronunciata ad alta voce dall’annunciatore.

Onesto sforzo: se le cose stanno così, in che modo gli americani acquisterebbero il diritto di sapere? Ci sono pubblicazioni che fanno un onesto sforzo per dire al pubblico ciò che dovrebbe sapere, ma bisognerebbe arrivare a chiedersi quante persone le leggono davvero.Ci sono 200 milioni di americani che hanno abitato nelle scuole in qualche momento nella loro vita e che ammetteranno di saper leggere (a patto che si prometta di non usare i loro nomi, svergognandoli presso i loro vicini), ma i giornali più decenti credono di fare straordinariamente bene quando riescono a vendere mezzo milione di copie.Sembra che solo l’1 per cento – o meno – degli americani provi davvero a esercitare il suo diritto di sapere. E se cercano di fare qualcosa partendo da queste premesse è abbastanza probabile che saranno accusati di essere elitisti.Io sostengo che lo slogan “il diritto dell’America di sapere” è senza senso quando abbiamo una popolazione ignorante, e che la funzione di una stampa libera è praticamente nulla quando quasi nessuno sa leggere.

Cosa possiamo fare per questo?Potremmo cominciare domandandoci se l’ignoranza sia davvero così meravigliosa, e se ha senso che si continui a combattere “l’elitismo”. Credo che ogni essere umano con un cervello fisicamente normale possa imparare molto e possa essere sorprendentemente intellettuale.

Credo che ciò di cui abbiamo tremendamente bisogno sia l’approvazione sociale verso i processi di apprendimento e un giusto riconoscimento del valore dell’istruzione.

Possiamo tutti esser membri dell’élite intellettuale e poi, e solo allora, una frase come “il diritto dell’America di sapere” e, in effetti, qualsiasi vero concetto di democrazia, potrà avere un qualche significato.

Il culto dell’ignoranza, di Isaac Asimov, Pubblicato nel 21 gennaio 1980 dalla rivista americana Newsweek

Set 102019
 

“La scienza e la tecnica al servizio degli interessi di potere condurranno il mondo a forme sociali di dominazione assoluta, a istituzioni oppressive, che coinvolgeranno inevitabilmente tutti e alle quali nessuno potrà sfuggire”.

“Una dittatura perfetta avrà le sembianze della democrazia, ma sarà come una prigione senza muri, in cui tutti i prigionieri nemmeno si sogneranno di scappare, sarà essenzialmente un sistema di schiavitù nel quale, grazie al consumo e all’intrattenimento, gli schiavi ameranno la loro condizione servile”

Il mondo nuovo, Aldous Huxley, 1932

Mag 312019
 

“Se l’Italia avesse a durar tuttavia come un museo o un conservatorio di musica o una villeggiatura per l’Europa oziosa, o al più aspirasse a divenire un mercato dove i fortunati vendessero dieci ciò che hanno arraffato per tre; oh per Dio non importava far le cinque giornate e ripigliare a baionetta in canna sette volte la vetta di San Martino […]
L’Italia è risorta nel mondo per sé e per il mondo, ella, per vivere, deve avere idee e forze sue, deve esplicare un officio suo civile ed umano, un’espansione morale e politica.
Tornate, o giovani, alla scienza e alla coscienza de’ padri, e riponetevi in cuore quello che fu il sentimento il voto il proposito di quei vecchi grandi che han fatto la patria; l’Italia avanti tutto! L’Italia sopra tutto!”

Giosuè Carducci, 1897

Nov 162018
 

“Nella società dei consumatori nessuno può diventare soggetto senza prima trasformarsi in merce”
(Bauman, Consumo dunque sono)

Le immagini del consumo sono così pervasive da penetrare nella società in ogni sua parte, a tal punto che i soggetti si reificano, trasformandosi e comportandosi come le merci: il loro sogno è quello di diversificarsi e di farsi desiderare maggiormente rispetto agli altri consumatori-merce, così da non scomparire in quella massa informe di individui che compone la società.

Da questo punto di vista, Instagram è il fenomeno che riassume meglio il percorso di quest’articolo.
Si tratta infatti di un mondo virtuale e iperreale in cui i soggetti si trasformano autonomamente in immagini – spesso modificate e ritoccate – le quali consentono di spettacolarizzare in modo illusorio la propria vita. Un agglomerato di foto e instastory che raccontano chi si è; quanto si vive bene; quali esperienze entusiasmanti si sono vissute.
Per competere con gli altri e risultare più appetibili; per dimostrare quanto si è più popolari; per potersi vendere meglio nel mercato sociale. I like e i followers: un nuovo sistema di recensioni del prodotto in vendita.
Un dispositivo che trasmette in diretta la propria vita e la rende unica, sotto lo sguardo di spettatori che sognano di divertirsi allo stesso modo. Se il simbolo della coscienza borghese era lo specchio, nel quale il soggetto vi si riflette, convinto di ottenere una vera immagine di sé; i nuovi consumatori hanno una vasta gamma di profili nei social network, in cui riflettere quel fatticcio che è la propria identità. Ma quando il telefono si spegne, cala il sipario e viene rivelata la menzogna. E allora il profilo Instagram diventa una confezione bellissima, al cui interno non c’è nient’altro che il vuoto di una normale esistenza: una merce come un’altra.

Luca Martis

Ott 222018
 

<<Ma anche la società non mi faceva una gran bella impressione, la gente mi sembrava cieca e sorda ai problemi degli altri e persino ai suoi stessi problemi. Non riuscivo a capire i meccanismi che mandavano avanti il mondo “normale”, dove le persone alla fine rimanevano divise, senza avere niente in comune, senza provare il piacere di condividere le cose. La tipica morale russa mi faceva arrabbiare, tutti erano pronti a giudicarti, a criticare la tua vita, ma poi loro stessi non andavano oltre le serata davanti alla televisione, la voglia di riempirsi il frigo con cibo buono e a poco costo, di ubriacarsi tutti insieme alle feste di famiglia, invidiare i vicini e cercare di essere al loro volta invidiati. Macchine belle, preferibilmente straniere, vestiti uguali per essere come tutti gli altri, sabato sera al bar del paese per farsi belli, bere una birra in lattina prodotta in Turchia, raccontare agli altri che tutto è a posto, che “gli affari” vanno bene, anche se sei solo un umile lavoratore sfruttato e non sei capace di vedere la realtà della tua vita.>>

Educazione siberiana, Nicolai Lilin

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Ott 222018
 

<<Guarda come siamo messi, figliolo…Gli uomini nascono felici, però si autoconvincono che la felicità è qualcosa che devono trovare nella vita… E cosa siamo? Un branco di animali senza istinto, che seguono idee sbagliate, cercando quello che già hanno…
L’uomo vive seguendo la ragione, quindi ha bisogno di una parte della vita per fare sbagli, un’altra per poterli capire, e una terza per cercare di vivere senza sbagliare.>>

dialogo tra nonno Kuzja e Kolima, Educazione siberiana, Nicolai Lilin

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Ago 092017
 

Che cos’è bello; che cos’è un’opera d’arte? A tutta prima risponde facilmente: la Divina Commedia, la Gerusalemme Liberata, i quadri del rinascimento; ma, chiede Rensi, perché è così? L’incolto, l’inesperto, di fronte a certe opere rimane spesso indifferente, non ne coglie la bellezza né ha particolari moti d’animo; viceversa, i colti ed i sapienti le osannano, ma il loro giudizio vale molto meno di quello che si crede: infatti, è proprio su quella canonistica che loro hanno studiato per entrare nel novero dei colti. Come potrebbero, avendo studiato quelle opere come modelli supremi di bellezza, non attribuire ad esse un alto valore estetico? Ma il meccanismo, dice Rensi, è autoreferenziale, non si basa su evidenze ma, in fondo, su convenzioni storiche, che si tramandano stancamente ma di cui molti all’epoca di Rensi avvertono il carattere appunto posticcio, relativo, eternamente discutibile.

“Se si avesse la pazienza di pensare fino in fondo si vedrebbe di pensare che questo è un circolo vizioso (bello è ciò che piace ai competenti, competenti sono quelli a cui piace il bello); e che ogni tentativo per risolvere il problema del bello cade irrimediabilmente in tal circolo”.

Giuseppe Rensi (1871-1941)

 

 

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