Marco

Nov 122020
 

Ecco, nel 370 Avanti Cristo, mentre Roma barcollava dopo aver subìto 17 anni prima il celebre sacco da parte dei Galli Senoni di Brenno, che cosa scriveva Platone, ne La Repubblica: le dittature

hanno due madri. Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia allorché, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi. Allora la gente si separa da coloro cui fa colpa di averla condotta a tale disastro, e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, e poi con la violenza, che della dittatura è pronuba (promotrice, ndr) e levatrice. Così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo

Nov 122020
 

Il Futurismo

è guerra contro l’accademia, contro l’università, contro lo scolarismo, contro la cultura ufficiale, è liberazione dello spirito dai vecchi legami, dalle forme troppo usate… è forsennato amore dell’Italia e della grandezza d’Italia… è odio smisurato contro la mediocrità, l’imbecillità, la vigliaccheria, l’amore dello status quo e del quieto vivere, delle transazioni e degli accomodamenti…

Giovanni Papini, L’esperienza futurista, 1913-1914, Firenze, Vallecchi, 1919.

Nov 122020
 

Nel 1950 Scalfaro era un deputato di 32 anni della Democrazia Cristiana. A cena in un ristorante di Roma se la prese con una donna perché, a suo dire, aveva un vestito che ne metteva troppo in risalto la scollatura. La donna era una militante del Movimento Sociale Italiano e sia suo marito che suo padre, un colonnello dell’aeronautica, sfidarono Scalfaro a duello. Lui rifiutò, dicendo che la fede glielo impediva. Totò scrisse quindi una lettera a Scalfaro, pubblicata dal giornale L’Avanti:

Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello inviataLe dal padre della signora Toussan, in seguito agli incidenti a Lei noti. La motivazione del rifiuto di battersi da Lei adottata, cioè quella dei princìpi cristiani, ammetterà che è speciosa e infondata. Il sentimento cristiano, prima di essere da Lei invocato per sottrarsi a un dovere che è patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire a Lei e ai Suoi Amici di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima.

Abusi del genere comportano l’obbligo di assumerne le conseguenze, specialmente per uomini responsabili, i quali hanno la discutibile prerogativa di essere segnalati all’attenzione pubblica, per ogni loro atto.

Non si pretende da Lei, dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa.

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Gen 242020
 

«In totale, sedici ufficiali furono ritenuti responsabili diretti dei tracolli militari in Sicilia, Calabria e Puglia. Incapaci, forse pavidi, altri probabilmente corrotti. Di certo, molti furono solo cinici calcolatori. Scelsero per opportunismo, quando le cose stavano cambiando[…] Qualcuno si suicidò; altri, passati con l’esercito piemontese poi italiano, furono umiliati, guardati con diffidenza e messi subito in pensione[…] Scrisse ancora Alfonso di Borbone conte di Caserta: ‘Io credo che un semplice caporale di buona volontà in quell’epoca, se avesse comandato, avrebbe battuto Garibaldi e tutti gli addetti della rivoluzione»

Gigi Di Fiore, Controstoria dell’unità d’Italia, Rizzoli, 2007

Alcuni nomi di comandanti borbonici corrotti, che avevano un esercito più o meno efficiente e non furono in grado di fermare la rivoluzione garibaldina, sono quelli di Gennaro Gonzales, Tommaso Clary, Giuseppe Letizia, Fileno Briganti, Giuseppe Ghio. In particolare, si ricordano i vecchi generali Francesco Landi (a Calatafimi) e Ferdinando Lanza (a Palermo).
L’unica volta che un ufficiale borbonico non tradì fu nella battaglia di Milazzo, dove il colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco, nonostante un insufficiente numero di soldati, tenne testa ai garibaldini per una settimana.

Gen 222020
 

È difficile dissentire dall’antica giustificazione della stampa libera: L’America ha il diritto di sapere. Sembra quasi una cattiveria chiedere, ingenuamente:L’America ha il diritto di sapere cosa, per favore? Scienza? Matematica? Economia? Lingue straniere?Nessuna di quelle cose, naturalmente. Infatti, si potrebbe a buon diritto supporre che il comune sentire sia questo, che gli americani stanno molto meglio senza quelle noiose robacce.

C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti, e c’è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi:

La mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza.

I politici si sono costantemente impegnati a parlare la lingua di Shakespeare e Milton nel modo più sgrammaticato possibile per evitare di offendere il loro pubblico, dando l’impressione di essere andati a scuola.

Così, Adlai Stevenson, che ha incautamente permesso che intelligenza, educazione e arguzia trasparissero dai suoi discorsi, ha notato come il popolo americano si affolli intorno a un candidato presidenziale che ha inventato una versione della lingua inglese tutta sua ed è stato la disperazione fin da subito di chi fa satira.

George Wallace, nei suoi discorsi, aveva come bersaglio principale il “professore con la testa appuntita”; con che grida di approvazione era sempre accolta quella frase dal suo pubblico di teste appuntite. Parola d’ordine: Ora abbiamo un nuovo slogan da parte degli oscurantisti: Non fidarti degli esperti! Mentre dieci anni fa, era: Non fidarti di chiunque abbia più di 30 anni.

Ma i paladini di questo slogan hanno alfine scoperto che, l’inevitabile alchimia del tempo, li ha sfiduciati senza appello, e così, a quanto pare, hanno deciso di non ripetere mai più quell’errore.” Non fidarti degli esperti!” è uno slogan assolutamente sicuro.Niente, né il passare del tempo né l’esposizione all’informazione, potrà mai tramutare questi paladini, in esperti di qualche argomento che possa essere pur lontanamente utile.

Abbiamo anche una nuova parola d’ordine per indicare chi ammiri la competenza, la conoscenza, l’apprendimento e l’abilità, o che voglia diffonderli. Persone di quel tipo sono chiamate “elitisti”. Questa è una delle più divertenti parole d’ordine mai inventate, perché quelli che non sono membri dell’élite intellettuale non sanno cosa sia un “elitista” né sanno come pronunciare tale parola. Appena qualcuno grida “elitista!” diventa immediatamente chiaro che lui o lei è un elitista mascherato, che si sente in colpa per essere andato a scuola.

Va bene allora, dimentichiamo la mia domanda ingenua. Il diritto dell’America di sapere non include la conoscenza di argomenti elitistici. Il diritto dell’America di sapere si riferisce a qualcosa che potremmo parafrasare con la domanda “cosa sta succedendo?”.L’America ha il diritto di sapere “cosa sta succedendo” nei tribunali, nel Congresso, nella Casa Bianca, nei consigli industriali, nelle agenzie di regolamentazione, nei sindacati, nelle sedi del potere, in generale. Molto bene, sono con voi per questo. Ma come pensate di far conoscere alla gente tutte queste cose?

Concedeteci una stampa libera e una truppa di giornalisti investigativi indipendenti e senza paura, s’alza il grido del popolo: ora possiamo essere certi che la gente saprà. Sì, ma a condizione che riescano a leggere!

Capita che la lettura sia proprio uno di quegli argomenti elitistici di cui parlavo, e che il grosso del pubblico americano, preso dalla sua diffidenza verso gli esperti e dal suo disprezzo per i professori con le teste appuntite, non riesca a leggere e non legge. Certamente, l’americano medio sa firmarsi in modo più o meno intelligibile e recepisce i titoli degli articoli sportivi, ma quanti americani non elitistici possono, senza indebita difficoltà, leggere mille parole consecutive stampate in piccolo, alcune delle quali potrebbero essere trisillabe?

Per di più, la situazione sta peggiorando. I punteggi di lettura nelle scuole diminuiscono continuamente. I segnali stradali, che rappresentavano un corso di base sugli errori di scrittura (“Go Slo”, “Xroad”), sono costantemente sostituiti da piccole immagini per renderli leggibili a livello internazionale e per aiutare coloro che sanno guidare un’automobile, ma non essendo professori con teste appuntite, non sanno leggere. Ancora, nelle pubblicità televisive, ci sono frequenti messaggi scritti. Beh, fate attenzione a essi e vi renderete conto come gli inserzionisti siano sicuri che nessuno, tranne forse un elitista di passaggio, sia in grado di leggere quelle parole. Per assicurarsi che qualcuno oltre questa minoranza di mandarini recepisca il messaggio, ogni parola viene pronunciata ad alta voce dall’annunciatore.

Onesto sforzo: se le cose stanno così, in che modo gli americani acquisterebbero il diritto di sapere? Ci sono pubblicazioni che fanno un onesto sforzo per dire al pubblico ciò che dovrebbe sapere, ma bisognerebbe arrivare a chiedersi quante persone le leggono davvero.Ci sono 200 milioni di americani che hanno abitato nelle scuole in qualche momento nella loro vita e che ammetteranno di saper leggere (a patto che si prometta di non usare i loro nomi, svergognandoli presso i loro vicini), ma i giornali più decenti credono di fare straordinariamente bene quando riescono a vendere mezzo milione di copie.Sembra che solo l’1 per cento – o meno – degli americani provi davvero a esercitare il suo diritto di sapere. E se cercano di fare qualcosa partendo da queste premesse è abbastanza probabile che saranno accusati di essere elitisti.Io sostengo che lo slogan “il diritto dell’America di sapere” è senza senso quando abbiamo una popolazione ignorante, e che la funzione di una stampa libera è praticamente nulla quando quasi nessuno sa leggere.

Cosa possiamo fare per questo?Potremmo cominciare domandandoci se l’ignoranza sia davvero così meravigliosa, e se ha senso che si continui a combattere “l’elitismo”. Credo che ogni essere umano con un cervello fisicamente normale possa imparare molto e possa essere sorprendentemente intellettuale.

Credo che ciò di cui abbiamo tremendamente bisogno sia l’approvazione sociale verso i processi di apprendimento e un giusto riconoscimento del valore dell’istruzione.

Possiamo tutti esser membri dell’élite intellettuale e poi, e solo allora, una frase come “il diritto dell’America di sapere” e, in effetti, qualsiasi vero concetto di democrazia, potrà avere un qualche significato.

Il culto dell’ignoranza, di Isaac Asimov, Pubblicato nel 21 gennaio 1980 dalla rivista americana Newsweek

Set 102019
 

“La scienza e la tecnica al servizio degli interessi di potere condurranno il mondo a forme sociali di dominazione assoluta, a istituzioni oppressive, che coinvolgeranno inevitabilmente tutti e alle quali nessuno potrà sfuggire”.

“Una dittatura perfetta avrà le sembianze della democrazia, ma sarà come una prigione senza muri, in cui tutti i prigionieri nemmeno si sogneranno di scappare, sarà essenzialmente un sistema di schiavitù nel quale, grazie al consumo e all’intrattenimento, gli schiavi ameranno la loro condizione servile”

Il mondo nuovo, Aldous Huxley, 1932

Mag 312019
 

“Le funzioni di Wikipedia secondo me sono due: uno è permettere la veloce ricerca di informazione, e allora è soltanto la moltiplicazione delle Garzantine, e basta. L’altro, e qui stiamo parlando dell’altro, è se il controllo dal basso non possa essere, molte volte, più fruttuoso del controllo dall’alto. Siccome il mondo è pieno di esperti idioti, certo che può esserlo.
Continuo però a dire che questo mi espone sempre al rischio dell’incapacità di filtrare la notizia.
Facciamo un esempio, la rivista Nature. Nel mondo scientifico, se un articolo è apparso su Nature, dove c’è stata la peer review ed un vasto controllo, viene preso sul serio. È vero in tutti i casi, che può darsi che Nature commetta un errore, ed escluda un articolo brillante: però, comunque, si ritiene che Nature sia un centro di attendibilità, coi confini sfrangiati. Perché può sempre succedere l’errore, o una piccola vendetta accademica…

Quelli che collaborano a Wikipedia, non sono soltanto un’aristocrazia, solo professori dell’università, ma neanche la folla indiscriminata: sono quella parte della folla che si sente motivata a collaborare a Wikipedia. Ecco, sostituirei alla teoria della “saggezza della folla” una teoria della “saggezza della folla motivata”. La folla generalizzata dice che non dobbiamo pagare le tasse, è la folla motivata che dice che è giusto pagarle.

tratto da una intervista a Umberto Eco

ndr: Wikipedia riprende un po’ la teoria della “saggezza della folla”, portata avanti da Surowiecki, che afferma che quando sono presenti 4 parametri (indipendenza, diversità d’opinione, aggregazione, decentramento), mediamente, il giudizio di una folla supera quello degli esperti