Set 012011
 

Camminare è pratica ancestrale, è penerare lentamente nella vita e nel paesaggio. Farlo in montagna e nel verde è diverso che in città, dove si cammina sempre in fretta, anche se poi non si ha nessuna premura: nelle metropoli occidentali l’andatura media delle persone ha avuto un’accelerazione del 10%, negli ultimi decenni.
In luoghi come Singapore, Taiwan, Hong Kong o la Cina del Sud, anche del 20-30%.
Dove va quella folla alienata? Quando smetterà di stordirsi con le infinite droghe oggi a disposizione: c’è chi si fa di lavoro, chi sniffa vini d’annata, chi si fa di vestiti firmati, di quadri, di gioielli, di viaggi avventurosi, di comparsate sullo schermo esu Internet. Morti di fama, esibizionisti, professionisti dell’amicizia, che corrono e sorridono a gettone…
Viene in mente la marcia di un gruppo di esploratori, che dopo giorni di cammino in mezzo alla foresta videro i portatori abbandonare i carichi e fermasi tre giorni, incuranti delle suppliche. Improvvisamente, gli indios si alzarono e ripartirono, senza motivo apparente: <<Andavamo troppo in fretta>>, dissero,<<abbiamo aspettato che le nostre anime ci raggiungessero>>.

Carlo Grande, Terre Alte, 2008

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