Set 142016
 

<<La perdita o il guadagno di un piccolissimo nostro interesse sembra molto più importante, suscita una gioia o una sofferenza più appassionate, un desiderio o un’avversione molto più ardente, che la più grande preoccupazione di qualcuno con il quale non abbiamo particolari legami.

Supponiamo che il grande impero cinese, con tutte le sue miriadi di abitanti, fosse all’improvviso inghiottito da un terremoto, e pensiamo a come rimarrebbe colpito un europeo dotato di un senso di umanità, che non avesse alcun legame con quella parte del mondo, nel venire a sapere di questa terribile calamità. Tornerebbe ai suoi affari o al divertimento, riprenderebbe il suo riposo o il suo svago con lo stesso agio e tranquillità di prima, come se nessuna simile catastrofe fosse accaduta. Il minimo guaio che dovesse capitare a lui provocherebbe un disturbo più reale.

Supponiamo che fosse possibile prevenire la perdita di queste centinaia di milioni di vite sacrificando il proprio dito mignolo. Un uomo dotato di umanità si rifiuterebbe di fare quel sacrificio?>>(1)

<<No, certo.
Ma sacrificheremmo il nostro dito mignolo non per amore dell’umanità, bensì perché, immaginando di essere giudicati da un osservatore imparziale, proveremmo una vergogna infinita se agissimo diversamente.

Ma a sua volta l’idea di essere osservati dall’esterno scaturisce da un’osservazione psicologica di grande acume: l’opinione che abbiamo sul nostro carattere dipende del tutto dai nostri giudizi sulla condotta tenuta in passato. È talmente spiacevole pensar male di noi stessi, che spesso distogliamo di proposito la nostra attenzione da quelle circostanze che potrebbero rendere sfavorevole il giudizio.>>(2)

(1): Teoria dei sentimenti morali, Adam Smith, 1759
(2): Sull’economia e gli economisti, Ronald Coase, premio Nobel per l’Economia, 1991

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