Mag 312019
 

“Le funzioni di Wikipedia secondo me sono due: uno è permettere la veloce ricerca di informazione, e allora è soltanto la moltiplicazione delle Garzantine, e basta. L’altro, e qui stiamo parlando dell’altro, è se il controllo dal basso non possa essere, molte volte, più fruttuoso del controllo dall’alto. Siccome il mondo è pieno di esperti idioti, certo che può esserlo.
Continuo però a dire che questo mi espone sempre al rischio dell’incapacità di filtrare la notizia.
Facciamo un esempio, la rivista Nature. Nel mondo scientifico, se un articolo è apparso su Nature, dove c’è stata la peer review ed un vasto controllo, viene preso sul serio. È vero in tutti i casi, che può darsi che Nature commetta un errore, ed escluda un articolo brillante: però, comunque, si ritiene che Nature sia un centro di attendibilità, coi confini sfrangiati. Perché può sempre succedere l’errore, o una piccola vendetta accademica…

Quelli che collaborano a Wikipedia, non sono soltanto un’aristocrazia, solo professori dell’università, ma neanche la folla indiscriminata: sono quella parte della folla che si sente motivata a collaborare a Wikipedia. Ecco, sostituirei alla teoria della “saggezza della folla” una teoria della “saggezza della folla motivata”. La folla generalizzata dice che non dobbiamo pagare le tasse, è la folla motivata che dice che è giusto pagarle.

tratto da una intervista a Umberto Eco

ndr: Wikipedia riprende un po’ la teoria della “saggezza della folla”, portata avanti da Surowiecki, che afferma che quando sono presenti 4 parametri (indipendenza, diversità d’opinione, aggregazione, decentramento), mediamente, il giudizio di una folla supera quello degli esperti

Set 222016
 

Nel 2011 ho riportato un esempio di come la famosa “enciclopedia” libera possa facilmente essere manipolata per inserire contenuti dalla dubbia autenticità.

A distanza di 5 anni, la situazione è, sostanzialmente, ancora la stessa. Ne è riprova un interessante articolo (leggi il testo completo) di Nicoletta Bourbaki¹, del quale anticipo alcuini passi interessanti:

<<solo le informazioni verificabili perché accompagnate dalla fonte da cui sono tratte meritano di essere prese in considerazione. La fonte può poi dimostrarsi completamente inattendibile o parziale. Insegnare a valutare l’attendibilità delle fonti

L’analisi (elaborata da Barbara Montesi) dei due siti più frequentati dagli studenti (Wikipedia e Cronologia) delinea una situazione preoccupante. In Wikipedia si dissolve uno dei requisiti essenziali della ricerca storica: la verificabilità del dato attraverso la certezza dell’identità del suo autore. Nel web, infatti, tutti possono scrivere di storia, accreditarsi come storici: genealogisti e antiquari, cultori delle memorie familiari e storici locali, professionisti e dilettanti; si  dissolvono le tradizionali gerarchie accademiche, nasce una nuova comunità enormemente allargata fuori dall’università, dalle riviste, dalle fondazioni e dalle altre istituzioni che erano stati da sempre i «luoghi» esclusivi della ricerca.

Pure, ci sarà sempre bisogno di buoni libri e di ricerche rigorose. Qualsiasi navigazione in rete ha bisogno di questi «timoni» per essere efficace. A quei libri e a quelle ricerche si chiederà di «certificare» i siti frequentati dagli studenti, di smascherare le rappresentazioni del passato più fasulle, di fornire un ancoraggio per chi rischia di smarrirsi nel mondo piatto e uniforme del web.>>

  1. Nicoletta Bourbaki è il nome usato da un gruppo di inchiesta su “Wikipedia e le manipolazioni storiche in rete”.

 

«In tutti i casi in cui non si tratti dei liberi giochi della fantasia, un’affermazione non ha il diritto di presentarsi se non a condizione di poter essere verificata; per uno storico, se usa un documento, indicarne il più brevemente possibile la collocazione, cioè il modo di ritrovarlo, non equivale ad altro che a sottomettersi ad una regola universale di probità. Avvelenata dai dogmi e dai miti, la nostra opinione, anche la meno nemica dei “lumi”, ha perduto persino il gusto del controllo. Il giorno in cui noi, avendo prima avuto cura di non disgustarla con una vana pedanteria, saremo riusciti a persuaderla a misurare il valore di una conoscenza dalla sua premura di offrirsi in anticipo alla confutazione, le forze della ragione riporteranno una delle loro più significative vittorie»

Mark Bloch, Apologia della storia, o mestiere di storico, 1998

 

Ott 182011
 

Abbiamo appena assistito all”ennesimo tentativo di introdurre norme che “regolano” l’informazione.
Mi riferisco al recente caso di Wikipedia Italia (leggi il comunicato integrale) e alla proposta di un disegno di legge, il quale contiene un comma che obbliga <<i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica>>, quindi tutti i siti web, a pubblicare entro le 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine. Purtroppo, la valutazione della lesività di detti contenuti non viene rimessa a un giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Qual è la vera causa di tanta irragionevolezza?
Concodo con Luca De Biase, che elenca una serie di motivazioni:

  1. disattenzione, se non si vuole dire ignoranza, del legislatore;
  2. un certo orientamento punitivo nei confronti delle attività “incontrollabili” che si svolgono su Internet;
  3. mancanza di sensibilità verso l’innovazione;
  4. sottovalutazione dell’importanza raggiunta dalla rete nella nostra società (e da qui la serrata di wikipedia.it, che il 4, 5 e 6 ottobre 2011 ha ritenuto necessario oscurare le voci dell’enciclopedia).

Italianamente: all’italiana, appunto.

p.s.: al momento, sono in discussione gli emandamenti che dovrebbero aggiustare il tiro. Tra i numerosi, troviamoquello di Cssinelli, Palmieri, Scandroglio, Barbareschi:

Al comma 29, lettera a), capoverso, secondo periodo, sostituire le parole: , ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica con le seguenti: che recano giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5.

 

Giu 222011
 

Trovo veramente interessante l’esperimento di Giorgio Banaudi, giornalista che cura la rubrica “La fede in Internet” sulla rivista Jesus (Marzo e Maggio 2008).
Ha dimostrato come sia abbastanza semplice inserire false notizie nel web all’interno di portali importanti, di riferimento.
In questo caso, anche di Wikipedia.
L’esperienza fa molto riflettere: quanto sono attendibili le informazioni che troviamo in rete?

Ormai, troppo spesso sento dirmi: “Ho letto su Internet che…” (nota: su Internet non si legge nulla; Internet è una rete, il web è un servizio di Internet che permette di pubblicare ipertesti) , quindi “… posso essere sicuro che…”.
Io rispondo: “Ma dove l’hai letto? Chi l’ha scritto?”.
L’attendibilità di una notizia viene data per scontata per il solo fatto che compare sul web.
Un po’ poco, come valenza. Anzi, nulla.
Wikipedia ha ormai scalzato le vecchie e a me care enciclopedie cartacee (i bellissimi tomi che fanno anche arredamento e compagnia).
In queste c’è un comitato di saggi che garantisce per i contenuti. E, per far parte di questo gruppo di lavoro, occorre avere un bel curriculum. Non ci si improvvisa, insomma.
Ma il problema è comune ad altri mezzi d’informazione (stampa, radio, tv, ecc.). Soltanto che il bacino di utenza di Internet è pressochè illimitato.
Leggete gli articoli e fatevi due risate :-))

Articolo1:  il testo pubblicato in un primo momento
Le prove “costruite”: la notizia su Wikipedia e il sito di riferimento
Articolo 2: la rivelazione!