Set 032018
 

DATI AGGIORNATI A GENNAIO 2018:

Facebook, che ha superato la soglia dei due miliardi di utenti mensili, è il social network preferito in ben 152 dei 167 paesi analizzati, il 91% dei territori del pianeta.
Se un anno fa alcune nazioni avevano fatto registrare l’interesse per Linkedin e Instagram, oggi l’armata di Zuckerberg ha riaffermato il suo dominio, contagiando quasi tutto il continente africano (probabilmente merito anche delle iniziative per colmare il digital divide e che prevedono l’accesso gratuito al social network).

Gli unici baluardi contro lo strapotere di Facebook sono Odnoklassniki (OK.ru ha 71 milioni di utenti attivi al Mese) e VK (in precedenza noto come VKontakte ha 97 milioni di attivi al mese) entrambi leader in 7 paesi dell’ex blocco sovietico, e QZone in Cina. Particolare la situazione in Iran dove, a causa della censura di stato, riesce ad emergere Instagram.

 

Ma cosa succede dietro le posizioni di leadership?
Nelle 57 nazioni analizzate, si nota una competizione serrata tra Instagram, al secondo posto in 23 paesi, e Twitter, presente in 22 paesi. Il primo, in questo anno, è cresciuto fino a conquistare 800 milioni di utenti mensili, mentre il secondo pur crescendo di poco (ora ha 330 milioni di utenti) ha strappato 12 nazioni al network delle immagini.
In questi 12 mesi è cresciuto anche Reddit, il forum 2.0, che ha conquistato la seconda posizione in 7 nazioni, tra cui Australia, Canada, e i paesi del nord Europa.

Per riepilogare lo stato attuale della comunicazione online, è utile utilizzare una matrice a 3 dimensioni: il tipo di comunicazione (da “uno-a molti” a “uno-a uno”), la natura dei messaggi (passeggero vs permanente), la grandezza di ogni community (in termini di utenti attivi mensilmente).

Updated statistics about the most used social media in the world (only based on official information).

 

Updated statistics about the most used Instant Messaging Apps in the world (only based on official information).

Feb 272018
 
metadati sono le informazioni che descrivono dei dati. Per esempio, i metadati di un documento Word possono essere la data e l’ora di creazione, il nome dell’autore e così via. I metadati di una fotografia possono essere il tipo di fotocamera, i parametri di scatto (tempo e diaframma), la data e l’ora dello scatto e le coordinate geografiche del luogo nel quale è stata fatta la foto.

Il problema è spiegare come e quanto possono essere sfruttati i metadati: l’obiezione tipica è che se il contenuto di un messaggio o di una conversazione è segreto, non importa se qualcuno ha i suoi metadati. Per esempio, WhatsApp ha pieno accesso ai metadati dei messaggi degli utenti, ma cosa vuoi che se ne faccia? Sa che Mario e Rosa si sono parlati, ma non sa cosa si sono detti, no?

Un primo modo per spiegare meglio l’importanza dei metadati è chiamarli in maniera comprensibile. Come suggerisce Edward Snowden, provate a sostituire metadati con informazioni sulle attività.

Un altro modo è proporre degli esempi che facciano emergere il valore dei metadati, come fa la Electronic Frontier Foundation (link). Esempio:

  • Loro sanno che hai chiamato una linea erotica alle 2:24 del mattino e hai parlato per 18 minuti. Ma non sanno di cosa hai parlato.
  • Loro sanno che hai chiamato il numero per la prevenzione dei suicidi mentre eri su un ponte. Ma l’argomento della conversazione resta segreto.
  • Loro sanno che hai parlato con un servizio che fa test per l’HIV, poi con il tuo medico e poi con il gestore della tua assicurazione sanitaria. Ma non sanno di cosa avete discusso.
  • Loro sanno che hai chiamato un ginecologo, gli hai parlato per mezz’ora, e poi hai chiamato il consultorio locale. Ma nessuno sa di cosa avete parlato.

In concreto, quali metadati (o meglio, quali informazioni sulle attività) raccoglie WhatsApp?

Secondo Romain Aubert (freeCodeCamp), WhatsApp accede a tutti i numeri della rubrica del vostro smartphone (è scritto nelle FAQ), e lo fa “in modo ricorrente” e includendo “sia quelli degli utenti dei nostri Servizi, sia quelli dei tuoi altri contatti” (fonte). WhatsApp inoltre raccoglie

il modello di hardware, informazioni sul sistema operativo, informazioni sul browser, l’indirizzo IP, informazioni sulle reti mobili compreso il numero di telefono, e gli identificatori del dispositivo. Se usi le nostre funzioni di localizzazione… raccogliamo informazioni sulla localizzazione del dispositivo […]

(dalla privacy policy di WhatsApp)

Oltre a fare questa raccolta massiccia di metadati che riguarda circa un miliardo e mezzo di persone (dati Statista), per cui quello che non gli date voi se lo può sicuramente prendere dai vostri amici e contatti che usano l’app, WhatsApp ha un altro limite nell’uso della crittografia: il contenuto dei messaggi (testi, foto, conversazioni) viene conservato sul dispositivo senza protezioni, per cui se qualcuno ha accesso al vostro smartphone può leggere tutto, e questo è piuttosto ovvio: meno ovvio è che se qualcuno mette le mani sullo smartphone di uno qualsiasi dei vostri interlocutori può spiare la conversazione. Quindi la vostra riservatezza è determinata dal più sbadato dei vostri amici.

C’è anche la questione dei backup di WhatsApp, se li avete attivati: se il vostro smartphone è un Android, il backup (su Google Drive) non è cifrato e quindi è recuperabile. Se è un iPhone, invece, il backup (su iCloud) lo è.

Se preferite un’alternativa che raccolga molti meno metadati, c’è Signal: è open source, è gratuito (sostenuto dalle donazioni), è slegato dalle logiche di sorveglianza commerciale e raccoglie soltanto il vostro numero di telefonino e il giorno (non l’ora) della vostra ultima connessione ai loro server.

L’unico difetto di Signal è che tutti usano invece WhatsApp, ed è inutile avere un’app blindatissima se poi non la usa nessuno dei vostri amici. Però potreste provare a convincerli a usare entrambi.