Lug 062017
 

In una riunione dell’Approdo, a forte dei Marmi.

La notte, passeggiando sulla spiaggia buia con Contini, Angioletti, Valeri, una bella donna, contessa veneziana, legata sentimentalmente a Valeri, diceva: «E pensare che ci sono delle signore, anche mie amiche , che vengono qui in villeggiatura per fare all’amore con dei bagnini… Vi figurate che lettere riceveranno dopo, poverine!».

E lodava la bellezza del rapporto sentimentale con un letterato.

E Ungaretti con quella voce che, in certi momenti provocatori, partiva dal basso e s’andava alzando sempre più: «Ma lo sa, contessa, che Giacomo Leopardi avrebbe dato tutti i Canti, e anche le Operette morali, pur d’avere il cazzo d’un bagnino?».”

Set 252011
 

<< Quello che si dice comunemente, che la vita è una rappresentazione scenica, si verifica soprattutto in questo, che il mondo parla costantissimamente in una maniera, ed opera costantissimamente in un’altra. Della quale commedia oggi essendo tutti recitanti, perché tutti parlano a un modo, e nessuno quasi spettatore, perché il vano linguaggio del mondo non inganna che i fanciulli e gli stolti, segue che tale rappresentazione è divenuta cosa compiutamente inetta, noia e fatica senza causa. Però sarebbe impresa degna del nostro secolo quella di rendere la vita finalmente un’azione non simulata ma vera, e di conciliare per la prima volta al mondo la famosa discordia tra i detti e i fatti.>>

Giacmo Leopardi, Pensieri – XXIII

Set 252011
 

<< Colui che con fatiche e con patimenti, o anche solo dopo molto aspettare, ha conseguito un bene, se vede altri conseguire il medesimo con facilità e presto, in fatti non perde nulla di ciò che possiede, e nondimeno tal cosa è naturalmente odiosissima, perché nell’immaginativa il bene ottenuto scema a dismisura se diventa comune a chi per ottenerlo ha speso e penato poco o nulla. >>

Giacmo Leopardi, Pensieri – XII

Set 252011
 

<< La sapienza economica di questo secolo si può misurare dal corso che hanno le edizioni che chiamano compatte, dove è poco il consumo della carta, e infinito quello della vista. Sebbene in difesa del risparmio della carta nei libri, si può allegare che l’usanza del secolo è che si stampi molto e che nulla si legga. >>

Giacmo Leopardi, Pensieri – III

Mag 242011
 

<< È scritto che chi lascia la famiglia e va ad abbracciare il potere, è servo. Così pensava il novanta per cento della gente che lavorava le mezzadrie nella valle.>>

<<Afferra la mia mano destra, figlio, appoggiamela sulla tua robusta spalla. Le nostre mani si tocchino, si stringano. Sono mani che hanno strigliato vacche, sparato nella grande guerra del ’15-’18 e scritto anche poesie, di mattino, sulla groppa mentre le strigliava, per sfogare l’ispirazione. Oh, mica ero Leopardi, io! Quello era un signore, uno che aveva bisogno di noialtri per mangiare. Infatti, il suo mezzadro, ogni giorno partiva dalla fattoria per portare al Palazzo ogni sostentamento. Che ne sapeva, Leopardi , della poesia contenuta in una calda cacata di vacca che, d’inverno, scaldava l’intera famiglia nella stalla?>> (Neno Pigliacampo)

Il vergaro – storie di contadini nella valle di Leopardi , Renato Pigliacampo.