Gen 242020
 

«In totale, sedici ufficiali furono ritenuti responsabili diretti dei tracolli militari in Sicilia, Calabria e Puglia. Incapaci, forse pavidi, altri probabilmente corrotti. Di certo, molti furono solo cinici calcolatori. Scelsero per opportunismo, quando le cose stavano cambiando[…] Qualcuno si suicidò; altri, passati con l’esercito piemontese poi italiano, furono umiliati, guardati con diffidenza e messi subito in pensione[…] Scrisse ancora Alfonso di Borbone conte di Caserta: ‘Io credo che un semplice caporale di buona volontà in quell’epoca, se avesse comandato, avrebbe battuto Garibaldi e tutti gli addetti della rivoluzione»

Gigi Di Fiore, Controstoria dell’unità d’Italia, Rizzoli, 2007

Alcuni nomi di comandanti borbonici corrotti, che avevano un esercito più o meno efficiente e non furono in grado di fermare la rivoluzione garibaldina, sono quelli di Gennaro Gonzales, Tommaso Clary, Giuseppe Letizia, Fileno Briganti, Giuseppe Ghio. In particolare, si ricordano i vecchi generali Francesco Landi (a Calatafimi) e Ferdinando Lanza (a Palermo).
L’unica volta che un ufficiale borbonico non tradì fu nella battaglia di Milazzo, dove il colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco, nonostante un insufficiente numero di soldati, tenne testa ai garibaldini per una settimana.