Giu 292015
 

<<Mi dicevano: “D’accordo, siamo falsi, cattivi e ingiusti, lo sappiamo, e piangiamo per questo, e ci torturiamo, e ci puniamo forse di più come ci punirebbe il Giudice misericordioso che ci giudicherà e il cui nome non conosciamo. Ma noi abbiamo la scienza, e per mezzo della scienza troveremo ancora verità, ma l’accoglieremo consapevolmente.

La conoscenza è superiore al sentimento, la conoscenza della vita è superiore alla vita. La conoscenza ci darà la saggezza, la saggezza ci svelerà le leggi, e la conoscenza delle leggi della felicità è superiore alla felicità”.

Ecco cosa dicevano e dopo avere detto queste parole ognuno amava se stesso più degli altri, e non poteva fare diversamente. Tutti erano talmente gelosi della propria personalità, che con tutte le loro forze cercavano solo di abbassare e sminuire quella degli altri, e a questo dedicavano la propria vita.>>

Il sogno di un uomo ridicolo, F.Dostoevskij, 1877

Giu 292015
 

<<Il fatto è che… li ho corrotti tutti.

Sì, sì, è andata a finire che li ho corrotti tutti!

Oh, non mi ricordo, non mi ricordo, ma presto, molto presto è corso il primo sangue: ne erano stati stupiti e innorriditi, e avevano cominciato a separarsi, a disunirsi. Erano comparse delle associazioni, ma già l’una contro l’altra. Erano cominciati i rimproveri, le accuse. Avevano conosciuto la vergogna, e l’avevano innalzata a virtù.

[…] Era cominciata l alotta per la separazione, per l’isolamento, per l’individuo, per il mio e il tuo. Avevano cominciato a parlare lingue diverse. Avevano conosciuto il dolore, e gli era piaciuto, il dolore, bramavano le sofferenze e dicevano che la verità si raggiunge soltanto attraverso la sofferenza.

Allora era nata la loro scienza. Quando erano diventati cattivi, avevano cominciato a parlare di fratellanza e umanità e avevano capito questi concetti. Quando erano arrivato dei criminali, avevano inventato la giustizia e avevano prescritto interi codici per conservarla e per fare rispettare i codici avevano innalzato la ghigliottina.

A malapena si ricordavano quello che avevano perso, non volevano neppure credere di essere stati, un tempo, innocenti e felici.>>

Il sogno di un uomo ridicolo, F.Dostoevskij, 1877