Ago 252017
 

La legge del Sistema è stata annunciata nel Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

Forse anche lei conosce quella bella definizione della follia attribuita a Einstein: “Rifare continuamente la stessa cosa sperando ogni volta di ottenere risultati differenti”.

Ed è sempre ingenuità infantile indignarsi nel vedere i nostri governanti trascurare gli interessi del paese. Ma non è certo per questo che sono stati eletti! Non sono stati eletti per difendere l’interesse generale, bensì per servire gli interessi della Nuova Classe, ovvero dei più ricchi.
Non sono al loro posto per risolvere i problemi, ma per aggravarli.
E vi riescono benissimo, con una pubblica istruzione concepita alla perfezione per sradicare lo spirito critico, e una disoccupazione che spinga i lavoratori ad accettare un impiego a qualsiasi condizione, a fronte di un maggiore profitto per i loro datori di lavoro.
Sarebbe ora di renderci conto che, quando in occasione di una tornata elettorale si afferma che “il popolo ha parlato”, sta a significare che ormai non può più fare altro che tacere.
La gente vota “come gli diranno di farlo”, diceva Tocqueville. E sarà così finché il popolo non si sarà riappropriato del suo potere costituente.

Alain de Benoist

Giu 222017
 

Con il voto dello scorso 14 giugno il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge che riforma il codice penale e il codice di procedura penale. Tra le varie novità introdotte con la riforma, una in particolare è stata letteramente ignorata dal grande pubblico, ma in realtà pone una importante minaccia per la riservatezza dei cittadini: l’introduzione del “trojan” di Stato.

La legge prevede infatti l’utilizzo dei cosiddetti «captatori informatici» per i dispositivi elettronici portatili (dai computer agli smartphone, ma anche qualsiasi apparecchio dotato di microfono, come le Smart Tv o gli elettrodomestici a comando vocale).

La nuova legge prevede che l’ autorità giudiziaria è autorizzata ad installare un “captatore informatico”, comunemente detto “Trojan di Stato”, sui dispositivi da controllare e ne regolamenta l’uso attraverso alcune direttive.

Innanzitutto, l’attivazione del microfono deve avvenire soltanto quando viene inviato un comando esplicito, in base a quanto stabilito dal decreto del giudice che ne autorizza l’uso. Dopodichè, la registrazione deve essere avviata dalla Polizia Giudiziaria, che è tenuta ad indicare  nel “brogliaccio” orario di inizio e fine della registrazione.

Ma la nuova legge sembra non preoccuparsi di affrontare le questioni giuridiche connesse a tutte le altre attività che possono essere eseguite da un trojan e che consentono agli inquirenti di accedere a tutto il contenuto del device infettato: file, e-mail, chat, immagini, video, rubriche, screenshot, etc.

Di fatto il “Trojan di Stato” priva i cittadini di un’adeguata tutela in relazione ad alcuni tra i più essenziali diritti fondamentali, concetto espresso per la prima volta dalla Corte Costituzionale nel 1973 (sentenza n.34/1973), stando al quale “le attività compiute in spregio dei fondamentali diritti del cittadino non possono essere assunte a carico di chi quelle attività costituzionalmente illegittime abbia subito”.

 

 

 

 

Nov 222016
 

<<Quando soffriamo o sopportiamo ad opera di un governo quelle stesse sventure che ci aspetteremmo di patire in un paese privo di governo, la nostra disgrazia è acuita dalla considerazione che siamo noi stessi a fornire gli strumenti della nostra sofferenza.

(…)

Per evitare che gli eletti possano mai crearsi un interesse distinto da quello dei loro elettori, la prudenza suggerirà di indire le elezioni con molta frequenza; difatti, se grazie a questo meccanismo la persona che è stata eletta tornerà a mescolarsi alla massa degli elettori nel giro di pochi mesi, la sua fedeltà nei confronti della collettività verrà garantita dalla sua prudente preoccupazione di non scavarsi la fossa con le proprie mani. E dato che questo frequente avvicendamento instaurerà un interesse comune tra tutti i settori della comunità, essi si sosterranno gli uni con gli altri in modo reciproco e naturale; da questo (e non dal vano titolo di re) dipendono la forza del governo e la felicità dei governati.>>

Thomas Paine, Common Sense, 1776

Saggio rivolto a tutti i cittadini delle colonie americane, mirante a convincere della necessità di ottenere un’indipendenza immediata dall’Impero britannico, con il quale il rapporto non era affatto vantaggioso, né in termini economici e commerciali né in termini politici.

Ott 072016
 

Nel loro tentativo di fornire servizi su misura (insieme a notizie e risultati di ricerca), le web companies (con riferimento non solo a Google e Facebook, ma praticamente ad ogni social network e sito web che applichi tecniche di personalizzazione) ci fanno correre il rischio più che mai concreto di rimanere intrappolati in una “gabbia di filtri”, in una “bolla” che ci separa del resto del mondo (filter bubble), impedendoci l’accesso a informazioni che potrebbero stimolarci o allargare la nostra visione del mondo. Eli Pariser argomenta in modo convincente come questo rischio sia negativo per noi e per la democrazia.

 

(il video è in inglese con i sottotitoli in italiano)

Set 122016
 

Giacomo si trasferì da solo a Milano dove dapprima insegnò in un liceo come supplente, poi trovò lavoro nella redazione di un’enciclopedia. Si annoiava. […] Viveva solo in una camera ammobiliata, anzi ne passò molte di camere ammobiliate e conobbe molte persone, tra cui uno, un segaligno rosso di capelli […] che lavorava in un partito di sinistra, non diremo quale. […] Stranamente quest’uomo, che si chiamava Ignazio, era molto attratto da Giacomo e dal suo modo di pensare, del suo, diciamolo pure, disprezzo per la politica, dal suo considerare sempre più freddamente e per così dire economicamente la politica come un rapporto di forze, elettorali in prima istanza, ma soprattutto interne, tra membri di un partito. Un piccolo Machiavelli, come aveva pensato di lui suo padre, affascinava Ignazio. E, a differenza di tutti gli altri che avevano avuto modo di parlare di politica con Giacomo, mai alzava il dito per insegnare, per far la predica, la predica ideologica di cui tutti, Licurgo in testa erano o si atteggiavano maestri.

«Vista dal tuo punto di vista insomma, la politica sarebbe un puro gioco di do ut des, camorra, mafia, insomma: che non cambia mai col cambiare dei regimi».

«Fai conto» rispose Giacomo. Stavano seduti al Biffi Scala, una sera d’estate.

Ignazio rifletteva: «Qualunquismo insomma…».

Giacomo sorrise: «no, il contrario».

«Come sarebbe il contrario?»

«Il contrario sarebbe non mettere le carte in tavola».

«E cioè?»

«Se tu metti le carte in tavola e dici che la politica è mafia, camorra, rapporto intricatissimo di interessi e ramificazioni diretti o indiretti fino all’ultimo elettore, se dici questo, se ti pronunci in questo senso, allora appare che la politica è priva di contenuto, come dici tu ideologico, e le masse non vogliono credere a questa vaccata generale e non votano».

«Come? L’uomo qualunque».

«È già caduto, non poteva stare in piedi, e voi l’avete preso perfino sul serio, preoccupati come sempre del particolare, del voto, dal numero di voti e non dell’essenziale. L’uomo qualunque era perdente in partenza: era una protesta, non una speranza». […]

«Basterebbe darla a bere, in sostanza, questo è il tuo pensiero».

«Non basta nemmeno questo: la gente, l’elettore non è più così coglione. Non basta darla a bere, sono necessari fatti, sia demagogici, di massa, di pubblicità, e sopratutto fatti contingenti, ad personam, famiglia per famiglia, come fanno i preti. Invece voi della sinistra vi riempite la bocca prima di rivoluzione, poi di cammino verso il socialismo, per non parlare di egualitarismo, e così vi fregate. L’uomo moderno, cioè l’elettore, ha bisogno di cose, la politica la vuole tradotta in pratica nelle sue mani, dai capi mafia che si va a fare? Si va a chiedere un favore, no?»

«Corruzione cioè, quello che fanno i democristiani…».

«Loro hanno imparato dai parroci, che la sanno lunga e che, di favori ad personam ne fanno tanti, ma la cosa è molto più complessa. L’immagine di un partito dev’essere integra e corrotta al tempo stesso. Integra all’esterno e corrotta all’interno, così chi si accosta ha la faccia pulita ma pronto ad avere le mani sporche. In fondo non è che un excursus di Machiavelli anche questo. Insomma la speranza nelle parole, la certezza nei fatti. Ti premetto, e del resto tu lo sai, che non so nulla di politica e dunque non me ne intendo. Io non voto».

«Non voti?»

La domanda di Ignazio non era minacciosa, moralistica, pedagogica come Giacomo aveva udito molte altre volte nella voce di molti altri. Non era scandalizzata, ma, per così dire equidistante e neutra. «E perché non voti?»

«Ma te l’ho già detto. Grazie a Dio siamo in libertà e nessuno mi obbliga a farlo. Inoltre non ho alcun vantaggio persale a votare per l’uno o per l’altro partito».

«Vota per noi allora…».

«Potrei farlo ma innanzitutto è soltanto un voto e lo farei esclusivamente per te, anzi per il fatto che facciamo quattro chiacchiere insieme qui al Biffi Scala. Mi pare troppo poco».

«Meno male che non tutti ragionano come te».

«Ci si arriverà vedrai. Non ci sarà altro modo di prendere voti per un partito. Già lo fanno i democristiani e anche i comunisti sub specie sindacale, così anche il vostro. Ma non basterà. A poco a poco e prima di quanto pensi, l’obbedienza che tu chiami ideologica e che io chiamo tradizionale verrà a mancare. La gente crederà sempre meno in dio e nei parroci e sempre più alle cose, alle proprietà, ai vantaggi. Chi ha le proprietà cerca di difenderle, chi non le ha vorrà vantaggi. E quelli che può dare il partito comunista saranno sempre meno. E i sindacati invece finiranno per mettere i padroni con le spalle al muro e spremerli fino all’ultimo quattrino, fino ai debiti. Senza poter fare nulla, esercitare, loro, la loro potestà sulla proprietà che sono appunto e fabbriche e operai. […] I partiti stessi devono impadronirsi del capitale da distribuire, con giudizio, ai loro votanti. E poi alla gente non occorre affatto dare tutto e indirettamente: basta dare tutto poco ma direttamente. È molto più efficace. I parroci insegnano. In poche parole ciò che si ottiene non deve aver l’aria di un diritto, bensì di un regalo, per non dire beneficenza. E questo regalo è il partito che deve aver l’aria di darlo. In nome di astratti diritti e doveri non si ottiene un bel niente in cambio. Difendere e sostenere l’idea del diritto per tutti non significa affatto diritto del singolo. La cosa prende forza».

Ignazio ascoltava Giacomo in certo qual modo affascinato. Certo, il suo ragionamento non faceva una grinza, logico e utilitaristico. E forse anche dal punto di vista politico. Ma a quanto gli pareva di aver inteso si trattava di corruzione capillare, di beneficenza casa per casa, di tangenti di mafia insomma, per dirla come stava[…].

«Una associazione a delinquere» disse quasi tra sé e sé, ma Giacomo comprese quelle parole.

«Solo in senso teorico perché io non so nulla di politica, non mi intendo, non so nulla di quanto si fa dentro la direzione di un partito. Solo in senso teorico. Ma vedi, teoricamente si intende, esiste una tangente da estorcere alla massa e questo è il voto e una tangente da estorcere allo stato, cioè al parlamento, al senato, agli altri partiti e perfino alla magistratura e questa tangente è il potere. Entrambe corrono di pari passo, tenendo sempre presente però che se non c’è l’uno, non c’è nemmeno l’altro, mi pare. Tuttavia per ottenere l’uno, il voto, è necessario pagare una taglia, una piccola taglia, magari piccolissima che sono tutti i milioni di piaceri, piccoli favori che ogni deputato si affanna a procurare ai suoi elettori. Per farlo non esige altrettanta tangente dallo stato? Un posto fisso di bidello ottenuto per il fratello del barista del tuo paese non è una tangente estorta allo stato? E vuoi che quello non ti dia il voto?»

«Ma questa, si sa, è operazione comune di tutti i partiti».

«Si tratta di andare avanti su questa strada ma in direzioni diverse. Aumentando il valore delle tangenti, che sono di natura diversa come tu ben sai e hanno molte sfumature. Questo, se i democristiani lo fanno da che mondo è mondo, ma in modo grossolano e sciupone, i comunisti lo possono fare pochissimo, per il momento. Voi potreste farlo di più e con più, diciamo, con più sottigliezza».

«E come?»

Giacomo rise: «non ti voglio rubare il mestiere. Pensaci, pensateci. C’è anche un proverbio. Nessuno fa niente per niente».

Goffredo Parise, scritto inedito pubblicato sulla rivista “Riva” n.36.

Ago 212012
 

<<Il perfetto pappagallo era lo studente perfetto
Come studenti del liceo o di altre scuole superiori raramente mettevamo in questione la verità di qualsiasi affermazione. La nostra preoccupazione, invece, era di capire bene ogni frase pronunciata dai professori o letta sui testi. Immaginate l’effetto di anni di un tale esercizio su una mente in fase di evoluzione. L’abitudine a conformarsi mentalmente diventa quasi ineliminabile. Io ero solo uno di questa generazione di vittime. Quanti professori ci hanno detto che l’ordine prestabilito non era l’unica cosa che esistesse? E c’erano solo vaghe allusioni alla possibilità di cambiamento. Non eravamo ribelli. Non eravamo pionieri. Non eravamo neanche dei devoti ed entusiasti pappagalli. Eravamo soltanto dei dischi sui quali veniva inciso il linguaggio della nostra generazione. In alcuni momenti, chiamati periodi di esame, ci si aspettava da noi la riproduzione di questi linguaggi, parola per parola, paragrafo per paragrafo. Il sogno americano non si basava su “Vita, libertà e ricerca della felicità”, ma sulla determinazione di uomini d’affari a ridurre i salari e aumentare gli utili. Il sogno americano rendeva i ricchi più ricchi e teneva i poveri al suo posto. Nel frattempo i guerrafondai, professionisti della distruzione all’ingrosso e delle uccisioni di massa, avevano preso il controllo degli Stati Uniti e delle loro politiche e conducevano tutti i giochi… Gli Stati Uniti della mia gioventù stavano scivolando sotto i miei piedi e svanendo dalla mia vista. Il Mayflower Covenant, la Carta dell’amore e dei buoni rapporti tra gli uomini di William Penn, il Bill of Rights di Thomas Jefferson, la Costituzione del 1789 che da bravo studente avevo imparato a memoria, il Discorso di Lincoln di Gettysburg e il Second Inagural erano diventati carta straccia… Avevamo trasformato i nostri aratri in spade e i rastrelli in lance, gli attrezzi da lavoro in armi e tecniche di distruzione e massacro. A chi appartenevo io? Come potevo considerarmi? Ero un Don Chisciotte che combatteva inutilmente contro i mulini a vento? Ero io pazzo e i miei concittadini conservatori immobilisti invece sani di mente? O invece ero io soltanto sano di mente e loro impazziti? Il mondo che vedevo intorno a me non mi piaceva per niente, era un mondo in cui le forze di distruzione avevano la meglio… Vivo negli Stati Uniti solo perché lavoro qui… Mi vergogno profondamente però di venire associato all’oligarchia che attualmente malgoverna, sfrutta, affossa e corrompe gli Stati Uniti ed il mondo. Come individuo continuo a fare quello che posso. Vado in giro, parlo e scrivo per contrastare l’ignoranza, l’inerzia, la vigliaccheria. Credo che esista una nuova presa di coscienza sulla crisi e sulla gravità della minaccia che incombe sull’umanità. Esiste anche una crescente consapevolezza del fatto che le decisioni cruciali sono ormai state prese e che è in corso il processo di vaporizzazione della civiltà occidentale… Il mio personale contributo sta sempre più assumendo la forma di un aiuto “straniero” – rivolto a miei concittadini che quasi non conosco più. Sono persone senza storia, deviati, delusi, impreparati, beffati. Sono persone che sempre più stanno abbandonando la ragione, l’istinto e l’emozione, impegnati solo in patetici e disperati tentativi di sfuggire a un destino nefasto che li sta accerchiando piano piano, come la nebbia avvolge lentamente una nave in mare. Con la maggiore consapevolezza della reale situazione, cresceva in me la convinzione che dovevo fare qualcosa. Ho provato a parlare, scrivere, discutere, tenere lezioni e sono stato snobbato ed ignorato dai miei concittadini americani. Continuo a fare quello che posso in ogni occasione. Ho detto quello che avevo da dire dopo averlo pensato e approfondito. Continuo ad offrire il mio aiuto ai miei connazionali americani come si offre aiuto a un uomo che sta annegando e che una corrente impetuosa tenta di portarsi via ogni istante di più. Offro questo aiuto di buon grado, con speranza, con partecipazione.>>

“Come nasce un radicale”, Scott Nearing, 1972

Ott 182011
 

Abbiamo appena assistito all”ennesimo tentativo di introdurre norme che “regolano” l’informazione.
Mi riferisco al recente caso di Wikipedia Italia (leggi il comunicato integrale) e alla proposta di un disegno di legge, il quale contiene un comma che obbliga <<i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica>>, quindi tutti i siti web, a pubblicare entro le 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine. Purtroppo, la valutazione della lesività di detti contenuti non viene rimessa a un giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Qual è la vera causa di tanta irragionevolezza?
Concodo con Luca De Biase, che elenca una serie di motivazioni:

  1. disattenzione, se non si vuole dire ignoranza, del legislatore;
  2. un certo orientamento punitivo nei confronti delle attività “incontrollabili” che si svolgono su Internet;
  3. mancanza di sensibilità verso l’innovazione;
  4. sottovalutazione dell’importanza raggiunta dalla rete nella nostra società (e da qui la serrata di wikipedia.it, che il 4, 5 e 6 ottobre 2011 ha ritenuto necessario oscurare le voci dell’enciclopedia).

Italianamente: all’italiana, appunto.

p.s.: al momento, sono in discussione gli emandamenti che dovrebbero aggiustare il tiro. Tra i numerosi, troviamoquello di Cssinelli, Palmieri, Scandroglio, Barbareschi:

Al comma 29, lettera a), capoverso, secondo periodo, sostituire le parole: , ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica con le seguenti: che recano giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5.

 

Giu 132011
 

Un’interessante riflessione di Richard Stallman sugli e-books.

Stallman, nel suo documento, “The Danger of E-books” (The Danger of E-books, Richard Stallman), sostiene che il classico libro cartaceo classico non sia ancora da mettere in soffitta. Anzi, le tentazioni degli e-books potrebbero costare care… occhio alla privacy!

The Danger of E-books
Richard Stallman

In an age where business dominates our governments and writes our laws, every technological advance offers business an opportunity to impose new restrictions on the public. Technologies that could have empowered us are used to chain us instead.
With printed books,
• You can buy one with cash, anonymously.
• Then you own it.
• You are not required to sign a license that restricts your use of it.
• The format is known, and no proprietary technology is needed to read the book.
• You can, physically, scan and copy the book, and it’s sometimes lawful under copyright.
• Nobody has the power to destroy your book.
Contrast that with Amazon ebooks (fairly typical):
• Amazon requires users to identify themselves to get an ebook.
• In some countries, Amazon says the user does not own the ebook.
• Amazon requires the user to accept a restrictive license on use of the ebook.
• The format is secret, and only proprietary user-restricting software can read it at all.
• To copy the ebook is impossible due to Digital Restrictions Management in the player.
and prohibited by the license, which is more restrictive than copyright law.
• Amazon can remotely delete the ebook using a back door. It used this back door in 2009 to delete thousands of copies of George Orwell’s 1984.

Even one of these infringements makes ebooks a step backward from printed books. We must reject ebooks until they respect our freedom.

The ebook companies say denying our traditional freedoms is necessary to continue to pay authors. The current copyright system does a lousy job of that; it is much better suited to supporting those companies. We can support authors better in other ways that don’t require curtailing our freedom, and even legalize sharing. Two methods I’ve suggested are:
• To distribute tax funds to authors based on the cube root of each author’s popularity.
• (See http://stallman.org/articles/internet-sharing-license.en.html.)
• To design players so users can send authors anonymous voluntary payments.

Ebooks need not attack our freedom, but they will if companies get to decide. It’s up to us to stop
them. The fight has already started.

Copyright 2011 Richard Stallman
Released under Creative Commons Attribution Noderivs 3.0.

Giu 082011
 
Mario Vargas Llosa

Mario Vargas Llosa

Chi crede più, ai giorni nostri, che un gran romanzo possa sovvertire l’ordine sociale? Nella società aperta del nostro tempo ha attecchito un’idea del romanzo in particolare, e della letteratura in generale, come una forma (se si vuole, superiore) di intrattenimento.
(…)
Ma nelle società chiuse, di qualunque natura, siano religiose o politiche, succede la stessa cosa? In questo, fascisti, comunisti, fondamentalisti religiosi e dittature militari terzomondiste sono identici: tutti sono convinti che la finzione non è, come si crede nelle ingenue democrazie, un mero divertimento, bensì una mina intellettuale e ideologica, che può esplodere nello spirito  e nell’immaginazione dei lettori, trasformandoli in ribelli e dissidenti.
La letteratura, una volta che in una società vengono recise tutte le vie attraverso le quali i cittadini possono esprimere le loro opinioni, i loro aneliti… si carica automaticamente di significati che superano quelli strettamente letterari e passano a essere politici.
I lettori leggono i testi letterari tra le righe e vedono, o vogliono vedere in essi, quello che non trovano nei mezzi di comunicazione trasformati in organi di propaganda: le informazioni trafugate, le idee proibite, le proteste e i dissensi impediti.
(…)
Non c’è maniera di dimostrare che I Miserabili abbiano fatto avanzare l’umanità neanche di qualche millimetro verso quel regno di giustizia, della libertà e della pace verso il quale, secondo la visione utopica di Victor Hugo, si incammina l’umanità. Ma non esiste neanche il minimo dubbio che I Miserabili sia una di quelle opere che nella storia della letteratura più hanno fatto desiderare a uomini e donne di tutte le lingue e culture un mondo più giusto, più razionale e più bello di quello in cui vivevano.

Mario Vargas Llosa (premio Nobel 2010 per la letteratura), Elogio della lettura e della finzione.