Nov 292016
 

Viviamo nell’era dell’informazione, il che significa che viviamo anche nell’era della disinformazione. In effetti, è probabile che abbiate sentito più stronzate questa settimana di quelle che una persona normale avrebbe sentito in un’intera vita 1000 anni fa. Se dovessimo sommare ogni parola in ogni saggio scientifico pubblicato prima dell’Illuminismo, il risultato sarebbe ancora ben poca cosa in confronto al numero di parole usate su internet per diffondere stronzate nel solo 21° secolo.

Se state annuendo, cominciate a fare “no” con la testa, perché sto solo sparando cazzate.

Come posso sapere quante stronzate avete sentito questa settimana? E se leggeste questo articolo Domenica? Cos’è una persona ‘normale’ che viveva 1000 anni fa? E come posso sapere quante stronzate avrebbe dovuto affrontare?

Costruire questa stronzata è stato molto facile. Una volta deciso che vi avrei impressionato piuttosto che informato, il peso si è spostato dalle mie spalle alle vostre. Le mie dichiarazioni di apertura potrebbero anche essere vere, ma non abbiamo modo di saperlo. La loro verità o falsità erano irrilevanti per me, il ‘cazzaro’.

Secondo il filosofo Harry Frankfurt, professore emerito all’Università di Princeton, una stronzata è qualcosa che si costruisce senza preoccuparsi minimamente della verità. È qualcosa di molto diverso dalla menzogna, che implica un profondo interesse per la verità (o meglio per la sua eversione). La stronzata è particolarmente perniciosa in quanto il cazzaro adotta una posizione epistemica che permette una grande agilità. Per il cazzaro non importa cosa è giusto o sbagliato. Ciò che conta è attirare l’attenzione.

Come possiamo investigare le stronzate empiricamente? Prendiamo  come esempio il famoso medico alternativo e spiritualista Deepak Chopra. Qui ci sono un paio di suoi tweet:

Meccanica della Manifestazione: intenzione, distacco, essere centrato nell’essere permettendo alla giustapposizione di possibilità di dispiegarsi #CosmicConsciousness

Come esseri di luce siamo locali e non locali, legati al tempo e attualità senza tempo e possibilità #CosmicConsciousness

Senza conoscere le intenzioni di Chopra, è un po’ difficile stabilire se questi tweets sono stronzate. Le parole che Chopra seleziona sono inutilmente complesse, e i significati che veicolano poco chiari. Forse i tweets sono stati costruiti per impressionare piuttosto che informare. Chopra avrebbe potuto usare la vaghezza come strumento per simulare profondità.

Naturalmente, tutto questo è un mio parere. Ci sono certamente persone che trovano tali proclami profondi. Chi sono io per dire che sono stronzate? Beh, ho fatto una ricerca empirica sulle stronzate, e i risultati sono chiari. I miei collaboratori ed io abbiamo recentemente pubblicato un articolo che indaga ciò quella che definiamo la cazzata pseudo-profonda. Per capire come abbiamo studiato empiricamente stronzate, si prenda in considerazione i seguenti esempi:

L’invisibile è al di là del nuovo senza tempo.

Se ti auto-realizzi, entri in un’infinita empatia che trascende la comprensione.

Queste dichiarazioni sono, in definitiva, stronzate. Posso dirlo senza mezzi termini perché sono stati generati utilizzando due siti web: wisdomofchopra.com e il New Age Bullshit Generator. Entrambi selezionano parole chiave a caso e le usano per generare delle frasi. Non hanno alcun senso predefinito e usano la vaghezza per mascherare la loro vacuità. Sono, insomma, stronzate.

Attraverso quattro studi con più di 800 partecipanti, abbiamo scoperto che le persone valutano spesso queste palesi stronzate come messaggi profondi. Ancor più importante, questa tendenza – che abbiamo denominato ricettività alla stronzata – è più comune tra le persone che hanno ottenuto risultati peggiori su una varietà di test cognitivi e di logica, e che hanno credenze religiose e paranormali. In altre parole, le persone più logiche, analitiche e scettiche erano meno propense a considerare le stronzate come messaggi profondi, proprio come ci si potrebbe aspettare.

È importante sottolineare che abbiamo incluso anche citazioni motivazionali che sono state scritte in un linguaggio semplice e dal significato chiaro (ad esempio, ‘un fiume spacca una roccia non a causa della sua forza, ma della sua costanza’). Sorprendentemente, oltre il 20 per cento dei nostri partecipanti ha valutato le frasi composte da parole chiave casuali come più profonde rispetto alle frasi con un significato chiaro. Queste persone avevano dei rivelatori di stronzate particolarmente difettosi. Hanno inoltre conseguito un punteggio più basso sulle prove logiche, cosa che indica una tendenza a prendere le decisioni più con l’intuito che con la riflessione.

E per quanto riguarda Chopra? Uno dei siti che abbiamo usato (wisdomofchopra.com) attinge le parole direttamente dal suo feed di Twitter. Ci è dunque sembrato naturale prendere dei reali tweet di Chopra e presentarli al pubblico mescolati alle frasi a caso, senza dire che erano di Chopra. Naturalmente, non tutto ciò che Chopra ha detto è una stronzata, ma questi tweets sì. Si può decidere se sono o non sono rappresentativi.

Anche se le persone in genere hanno valutato i veri tweets di Chopra poco più profondi rispetto alle frasi casuali, il rating di profondità per i due tipi erano fortemente correlati. Su una scala da 0-1, con 0 indica l’assenza di correlazione e 1 indica una correlazione perfetta, erano correlati 0.88. Inoltre, entrambi gli elementi erano correlati agli stessi stati psicologici. In altre parole, i tweet di Chopra erano psicologicamente indistinguibili dalle stronzate.

Questa è la prima indagine empirica sulle stronzate, per quanto ne sappia. Tuttavia è solo la punta di un iceberg. Ci imbattiamo in decine di stronzate ogni giorno. Pubblicità, politica, tabloid, televisione – le stronzate sembrano spuntare ovunque una volta che ci si mette alla loro ricerca. I nostri risultati sono divertenti, ma le stronzate sono un argomento serio. La poetica vischiosa di Chopra potrebbe non essere così problematica, ma la mancanza di considerazione per la verità che caratterizza una stronzata ha gravi conseguenze.

Prendete in considerazione il ruolo delle stronzate in argomenti altamente complessi come la salute. Dr Mehmet Oz, il cardiochirurgo e presentatore televisivo statunitense, ha usato le sue credenziali per spingere ‘trattamenti ciarlatani … per un guadagno personale’. La ricerca del BMJ ha rilevato che meno della metà delle prescrizioni del The Dr. Oz Show si basano su prove attendibili. Quando è stato interrogato da una sottocommissione del Senato nel 2014 sulle sue affermazioni che dei rimedi in gran parte non testati erano ‘cure miracolose’, Oz ha risposto dicendo ‘sento che il mio lavoro nello show è quello di essere una cheerleader per il pubblico’. Per sua stessa ammissione, il suo spettacolo contiene delle stronzate. Motivare la sua audience è più importante che fornire informazioni affidabili. Ciò nonostante, i suoi telespettatori lo prendono sul serio e vogliono migliorare la loro salute. Quando è in gioco il benessere, la verità dovrebbe essere la preoccupazione principale.

Ora è molto comune per i sostenitori della medicina alternativa sottolineare una ‘apertura mentale’. Purtroppo, questo può accadere trascurando l’evidenza empirica. Per esempio, molti anti-vaccinisti non sembrano curarsi del fatto che il famigerato articolo di Andrew Wakefield su Lancet nel 1998 che disegnava un legame tra il vaccino MMR e l’autismo è stato a lungo screditato e ritratto. In effetti, le spiegazioni chiare di questo fatto non dissuadono coloro che sono caduti in preda alle strozzate anti-vaccino. Malattie come il morbillo e la parotite tornano negli Stati Uniti e, secondo almeno un sito, ci sono state più di 9.000 morti evitabili a causa di mancate vaccinazioni negli Stati Uniti dal 2007. Sulle stronzate c’è davvero poco da ridere.

Nel suo libro, On Bullshit (2005), Frankfurt ha osservato che ‘la maggior parte delle persone sono piuttosto sicure della propria capacità di riconoscere ed evitare una stronzata’. Tuttavia, oltre il 98 per cento dei nostri partecipanti ha valutato almeno un elemento nel nostro rivelatore di stronzate come profonda. Non siamo così bravi a rilevare una stronzata come pensiamo.

Quindi, come potreste – voi lettori – vaccinarvi contro di esse? Per un non-spiritualista, potrebbe essere relativamente facile riconoscere quando Chopra o Oz si occupano meno della verità che del vendere libri o intrattenere gli spettatori. Ma pensare di nuovo al mio punto di apertura. Le stronzate sono molto più difficili da rilevare quando vogliamo essere d’accordo. Il primo e più importante passo è quello di riconoscere i limiti della nostra conoscenza. Dobbiamo essere umili circa la nostra capacità di giustificare le nostre convinzioni. Queste sono le chiavi per l’adozione di una mentalità critica – che è la nostra unica speranza, in un mondo così pieno di stronzate.


Gordon Pennycook è dottorando presso la University of Waterloo in Ontario. Studia le teorie duali di decisione e riflessione.
Set 222016
 

Nel 2011 ho riportato un esempio di come la famosa “enciclopedia” libera possa facilmente essere manipolata per inserire contenuti dalla dubbia autenticità.

A distanza di 5 anni, la situazione è, sostanzialmente, ancora la stessa. Ne è riprova un interessante articolo (leggi il testo completo) di Nicoletta Bourbaki¹, del quale anticipo alcuini passi interessanti:

<<solo le informazioni verificabili perché accompagnate dalla fonte da cui sono tratte meritano di essere prese in considerazione. La fonte può poi dimostrarsi completamente inattendibile o parziale. Insegnare a valutare l’attendibilità delle fonti

L’analisi (elaborata da Barbara Montesi) dei due siti più frequentati dagli studenti (Wikipedia e Cronologia) delinea una situazione preoccupante. In Wikipedia si dissolve uno dei requisiti essenziali della ricerca storica: la verificabilità del dato attraverso la certezza dell’identità del suo autore. Nel web, infatti, tutti possono scrivere di storia, accreditarsi come storici: genealogisti e antiquari, cultori delle memorie familiari e storici locali, professionisti e dilettanti; si  dissolvono le tradizionali gerarchie accademiche, nasce una nuova comunità enormemente allargata fuori dall’università, dalle riviste, dalle fondazioni e dalle altre istituzioni che erano stati da sempre i «luoghi» esclusivi della ricerca.

Pure, ci sarà sempre bisogno di buoni libri e di ricerche rigorose. Qualsiasi navigazione in rete ha bisogno di questi «timoni» per essere efficace. A quei libri e a quelle ricerche si chiederà di «certificare» i siti frequentati dagli studenti, di smascherare le rappresentazioni del passato più fasulle, di fornire un ancoraggio per chi rischia di smarrirsi nel mondo piatto e uniforme del web.>>

  1. Nicoletta Bourbaki è il nome usato da un gruppo di inchiesta su “Wikipedia e le manipolazioni storiche in rete”.

 

«In tutti i casi in cui non si tratti dei liberi giochi della fantasia, un’affermazione non ha il diritto di presentarsi se non a condizione di poter essere verificata; per uno storico, se usa un documento, indicarne il più brevemente possibile la collocazione, cioè il modo di ritrovarlo, non equivale ad altro che a sottomettersi ad una regola universale di probità. Avvelenata dai dogmi e dai miti, la nostra opinione, anche la meno nemica dei “lumi”, ha perduto persino il gusto del controllo. Il giorno in cui noi, avendo prima avuto cura di non disgustarla con una vana pedanteria, saremo riusciti a persuaderla a misurare il valore di una conoscenza dalla sua premura di offrirsi in anticipo alla confutazione, le forze della ragione riporteranno una delle loro più significative vittorie»

Mark Bloch, Apologia della storia, o mestiere di storico, 1998

 

Set 132016
 

<<È il nostro secolo, lo abbiamo fatto così, non è il caso di piangerci sopra.

È un mondo di robot il cui orologio interno, atomico ovviamente, scandisce discontinuità e non sequenze. L’uomo sarà un osservatore ammaliato dalla sua improbabile esistenza. La fisica quantistica ha formattato la sua mente, è stato in grado di concepire la relatività ma sta scritto che non saprà resistere ai suoi effetti. L’immagine è la realtà e la realtà una chimera.

George Orwell… Nel suo 1984 ci ha esposto la storia dei prossimi mille anni.

Questo libro terrificante è il vero libro del XX secolo, ma non siamo unanimi nel riconoscerlo, il che ci condurrà tutti alla rovina. L’ignoranza è il nostro punto debole, da cui derivano cecità e discordia.

La Globalizzazione avanza a gran passi, presto avrà bisogno di un capo unico, di un monarca assoluto, vorrà il suo Dio, la sua legge suprema, la sua polizia, la sua televisione, le sue voci di complotto, la sua macchina pubblicitaria.

Dov’è allora la lotta ? È appunto questa: rompere l’atomo che ci imprigiona, spezzare le catene dell’asservimento, cercare la strada, trovarla al più presto, chiamare il popolo affrancato a imboccarla, e correre, correre a perdifiato. Al traguardo ci sono la luce, la libertà, la pace.>>

Boualem Sansal
(vincitore del “Grand Prix du roman de l’Académie française” con il romanzo 2084, ispirato a Orwell. Nel 2014 è stato nominato per il Premio Nobel per la letteratura)

Gen 042016
 

Lo diceva già Aristotele: dire che qualcosa è necessario equivale a dire che non è possibile che non sia, e dire che qualcosa è possibile equivale a dire che non è necessario che non sia. Su questo non possiamo che essere tutti d’accordo.

Quindi, in particolare, affermare la necessità dell’esistenza di Babbo Natale equivale ad affermare che non è possibile che Babbo Natale non esista, da cui segue che è possibile che Babbo Natale non esista solo se non è necessario che esista.

Quindi, se è necessario che sia possibile che Babbo Natale non esista, allora è necessario anche che non sia necessario che esista.

Da ciò segue, per contrapposizione, che se non è necessario che non sia necessario che Babbo Natale esista, allora non è necessario nemmeno che sia possibile che non esista.

Ma, appunto (seguendo Aristotele), dire che non è necessario che non sia necessario che Babbo Natale esista equivale a dire che è possibile che sia necessario che Babbo Natale esista.

Quindi abbiano la seguente tesi(1): Se è possibile che sia necessario che Babbo Natale esista, allora non è necessario che sia possibile che Babbo Natale non esista.

Ora, ogni possibilità è necessariamente possibile. Quindi, in particolare, se è possibile che Babbo Natale non esista, allora è necessario che sia possibile che non esista.

E questo a sua volta implica (per contrapposizione) la seguente tesi(2): Se non è necessario che sia possibile che Babbo Natale non esista, allora non è possibile che non esista.

Congiungendo le tesi (1) e (2) avremo perciò che che se è possibile che sia necessario che Babbo Natale esista, allora non è possibile che Babbo Natale non esista, cioè è necessario che esista.

Conclusione: la semplice ipotesi che sia possibile che Babbo Natale esista necessariamente implica la necessità della sua esistenza.

E siccome è possibile (ancorchè non necessario) che Babbo Natale esista necessariamente, l’ipotesi è congermata e se ne deve concludere che è necessario che esista Babbo Natale.

Ma questo significa che Babbo Natale esiste in ogni mondo possibile, e sicuramente questo nostro mondo è possibile, visto che è attuale.

Quindi Babbo Natale esiste, hic et nunc, con buona pace di chi non ci crede.

Roberto Casati e Achille Varzi, Il Sole24Ore, 20 dic 2015

Giu 292015
 

<<Mi dicevano: “D’accordo, siamo falsi, cattivi e ingiusti, lo sappiamo, e piangiamo per questo, e ci torturiamo, e ci puniamo forse di più come ci punirebbe il Giudice misericordioso che ci giudicherà e il cui nome non conosciamo. Ma noi abbiamo la scienza, e per mezzo della scienza troveremo ancora verità, ma l’accoglieremo consapevolmente.

La conoscenza è superiore al sentimento, la conoscenza della vita è superiore alla vita. La conoscenza ci darà la saggezza, la saggezza ci svelerà le leggi, e la conoscenza delle leggi della felicità è superiore alla felicità”.

Ecco cosa dicevano e dopo avere detto queste parole ognuno amava se stesso più degli altri, e non poteva fare diversamente. Tutti erano talmente gelosi della propria personalità, che con tutte le loro forze cercavano solo di abbassare e sminuire quella degli altri, e a questo dedicavano la propria vita.>>

Il sogno di un uomo ridicolo, F.Dostoevskij, 1877

Feb 042013
 

L’incomprensione diffusa delle nozioni elementari della statistica è sorgente di confusione e danni per individui e società. Proposta per il prossimo governo: più teoria della probabilità nei programmi scolastici

[Carlo Rovelli]

Nell’istituto dove lavoravo qualche anno fa, una malattia rara non infettiva colpì cinque colleghi, a poco tempo l’uno dall’altro. L’allarme fu forte e si cercò la causa del problema. Pensammo ci fossero contaminazioni chimiche nei locali dell’istituto, ma non fu trovato niente. L’apprensione crebbe e qualcuno, spaventato, cercò lavoro altrove.

Una sera raccontai questi eventi a una cena, e un amico matematico si mise a ridere. «Ci sono 400 piastrelle sul pavimento di questa stanza; se lancio 100 chicchi di riso per terra – ci chiese -, troveremo cinque chicchi sulla stessa mattonella?». Rispondemmo di no: ci sarebbe stato solo un chicco ogni 4 piastrelle. Sbagliavamo: provammo molte volte a lanciare davvero il riso e c’era sempre qualche mattonella con due, tre, e anche cinque o più chicchi. Perché mai? Perché chicchi “lanciati a caso” non si dispongono in bell’ordine, a eguale distanza l’uno dall’altro. Atterrano, appunto, a caso, e ci sono sempre chicchi disordinati che arrivano su piastrelle dove sono arrivati anche altri chicchi. D’un tratto, il problema dei cinque colleghi malati prese tutt’altro aspetto. Cinque chicchi di riso sulla stessa mattonella non significano che la mattonella possieda forze attira-riso. Cinque persone malate non significano affatto che il nostro istituto fosse contaminato.

La mancanza di familiarità con le idee della statistica è molto diffusa, anche fra persone colte, e deleteria. L’istituto dove lavoravo era un dipartimento universitario. Noi professori sapientoni eravamo caduti in un grossolano errore di statistica. Ci eravamo convinti che il numero “fuori media” di malati richiedesse una causa. Avevamo confuso la media con la varianza. Qualcuno aveva addirittura cambiato lavoro, per niente. Di storie simili è piena la vita quotidiana.

Non è raro sentire un telegiornale riportare con rilievo il fatto che in un certa località la percentuale di qualcosa sia superiore alla media. La percentuale di qualunque cosa è superiore alla media in più o meno metà delle località (inferiore nell’altra metà).

Qualche anno fa gli italiani si commossero vedendo in televisione malati di cancro guariti dopo la cura Di Bella. Quale prova migliore dell’efficacia di questa cura, che non vedere guariti dei malati di tumori gravissimi? E invece era una sciocchezza. Con o senza cura, ci sono guarigioni naturali anche nei tumori più gravi. Esibire guarigioni, anche se numerose, non significa affatto che la cura abbia avuto effetto. Per sapere se la cura è efficace bisogna contare quante volte ha funzionato e quante non ha funzionato, e confrontare i risultati con quelli di malati non curati, o curati in altro modo.

Se non facciamo così, tanto vale che danziamo per fare scendere la pioggia, come facevamo nella preistoria: ci saranno sempre giorni in cui la danza è effettivamente seguita dalla pioggia, e potremo esibire questi giorni a dimostrazione dell’efficacia della nostra danza… È l’incomprensione della statistica che porta molti a stupirsi per le guarigioni a Lourdes, a curarsi con medicine fatte di acqua e zucchero, o a morire in giochi pericolosi dopo aver visto altri giocare senza farsi male.

Eviteremmo molte sciocchezze, e la società avrebbe vantaggi significativi se le idee di base della teoria della probabilità e della statistica fossero insegnate in maniera approfondita a scuola: in forma semplice nelle scuole elementari, in modo articolato nelle scuole medie e superiori. Ragionamenti di tipo probabilistico e statistico sono uno strumento della ragione potente e affilato. Non disporne ci lascia indifesi. Non avere chiarezza su nozioni come media, varianza, fluttuazioni e correlazioni, come purtroppo molti di noi non abbiamo, è un po’ come non sapere usare la moltiplicazione o la divisione.

La poca familiarità con la statistica porta a confondere la probabilità con l’imprecisione. Al contrario, probabilità e statistica sono strumenti precisi, che ci permettono di rispondere in modo attendibile a domande precise. Senza di esse non avremmo l’efficacia della medicina moderna, la meccanica quantistica, le previsioni del tempo, la sociologia… Anzi, non avremmo l’intera scienza sperimentale, dalla chimica all’astronomia. Senza la statistica avremmo idee molto più vaghe su come funzionano gli atomi, le nostre società e le galassie. È stata la statistica, solo per fare un esempio, a permetterci di comprendere che fumare fa male e l’amianto uccide.

Noi usiamo ogni giorno ragionamenti probabilistici. Prima di prendere una decisione, valutiamo la probabilità che segua questo o quello. Abbiamo un’idea del prezzo medio della benzina, e della sua varianza, cioè quanto singoli distributori si discostino dal prezzo medio. Sappiamo intuitivamente che due variabili sono correlate (i distributori più vicini al centro sono generalmente più cari). Distinguiamo fatti molto improbabili e poco improbabili: la probabilità di essere coinvolti in un disastro ferroviario è molto piccola, quindi prendiamo il treno; la probabilità di finire sotto il treno attraversando un passaggio a livello chiuso è piccola anch’essa (la maggioranza degli sconsiderati che lo fanno sopravvive) ma è sufficientemente significativa per sconsigliarci vivamente dal farlo. E ancora, capiamo bene la differenza fra coincidenze avvenute “per caso” e fatti legati “da una ragione”, eccetera. Ma usiamo queste idee in modo approssimativo, spesso commettendo errori. La statistica affina queste nozioni, ne dà una definizione precisa, e ci permette per esempio di valutare in maniera affidabile se un farmaco o un ponte siano pericolosi oppure no. Lo fa trattando in maniera quantitativa e rigorosa la nozione di probabilità.

Ma cos’è la probabilità? Nonostante l’efficacia della statistica, la natura della probabilità è questione dibattuta, e un capitolo vivace della filosofia. Una definizione tradizionale è basata sulla “frequenza”: se lancio un dado molte volte, un sesto delle volte verrà il numero uno; quindi dico che la probabilità che venga “uno” è un sesto. Questa definizione è debole. Per esempio, usiamo la probabilità anche in situazioni dove non si può ripetere la prova. Penso che ci sia buona probabilità (non certezza) che il responsabile di questo supplemento pubblichi questo articolo; ma non ha senso pensare di mandargli l’articolo molte volte, perché la seconda volta non lo pubblicherebbe di certo. Un’alternativa è l’interpretazione della probabilità come “propensione”. Un atomo radioattivo, secondo alcuni fisici, ha una “propensione” a decadere durante la prossima mezz’ora, che viene valutata esprimendo la probabilità che questo accada. Neanche questa interpretazione è molto soddisfacente: suona un po’ come le “virtù dormitive” della scolastica presa in giro da Molière nel Malato immaginario: il sonnifero ci fa dormire perché ha la virtù dormitiva e l’atomo decade perché ha la propensione a decadere.

La chiarezza sul concetto di probabilità è, a mio giudizio, il merito di un grande intellettuale italiano, forse non apprezzato in Italia quanto meriterebbe: il matematico e filosofo Bruno de Finetti (1906-1985). Negli anni Trenta del secolo scorso, de Finetti introduce l’idea che si rivela la chiave per comprendere la probabilità: la probabilità non si riferisce al sistema in sé (il dado, il responsabile della Domenica, l’atomo che decade, il tempo di domani), bensì alla conoscenza che io ho di questo sistema. Se dico che la probabilità che domani piova è uno su tre, non sto dicendo qualcosa che appartiene alle nubi, che possono essere già determinate dalla situazione attuale dei venti. Sto caratterizzando il mio grado di conoscenza-ignoranza sullo stato dell’atmosfera.

La geniale intuizione di de Finetti diventa concreta grazie a un teorema dimostrato nel diciottesimo secolo dal matematico inglese Thomas Bayes, e pubblicato per la prima volta due anni dopo la sua morte, nel 1763. Il teorema di Bayes fornisce una formula per calcolare come cambia la probabilità da attribuire a un evento, quando vengo a sapere qualcosa di più. Usando ripetutamente il teorema, le stime di probabilità soggettive convergono a una valutazione affidabile della possibilità di un evento. Pensiamo a un detective che abbia cinque sospetti. All’inizio dirà che la probabilità che ciascuno sia l’assassino è uno su cinque. Poi vari indizi renderanno maggiore la probabilità che il colpevole sia uno o un altro. La probabilità cambia perché il detective sa più cose, non perché siano cambiati i sospetti. Il teorema di Bayes, che fornisce la formula precisa per correggere la probabilità a ogni nuova informazione, ha trovato applicazioni dalla medicina alla fisica, e si pone al cuore della corrente soggettivista della filosofia della probabilità. Esso ci offre chiarezza sul significato della probabilità: la probabilità è la gestione oculata e razionale della nostra ignoranza.

Noi viviamo in un universo di ignoranza. Sappiamo tante cose, ma sono di più quelle che non sappiamo. Non sappiamo chi incontreremo domani per strada, non conosciamo le cause di molte malattie, non conosciamo le leggi fisiche ultime dell’universo, non sappiamo chi vincerà le prossime elezioni, non sappiamo cosa ci faccia davvero bene e cosa ci faccia male. Non sappiamo se domani ci sarà un terremoto. In questo mondo incerto, chiedere certezze assolute è una sciocchezza. Chi esibisce risposte certe è di solito il meno affidabile. Ma non per questo siamo nel buio. Fra certezza e totale incertezza vi è un prezioso spazio intermedio, ed è in questo spazio intermedio che si svolge la nostra vita e il nostro pensiero. Gestire queste conoscenze parziali è più facile se abbiamo idee chiare su probabilità e statistica.

Questo significa, per esempio, comprendere che una probabilità del 2%, cioè uno su cinquanta, che ci sia un terremoto all’Aquila la prossima settimana significa che è decisamente più probabile che il terremoto non avvenga, ma il rischio è lo stesso altissimo, e quindi richiede precauzioni. Nessuno si sognerebbe di prendere un aereo, se la probabilità che cadesse fosse il 2%, cioè se sapesse che in media si sfracella un aereo ogni cinquanta che partono. Il 2% è più o meno la probabilità di un evento maggiore valutata dalla Commissione Grandi Rischi prima del terremoto del 2009. In una società educata a pensare in termini statistici si potrebbe dire qualcosa di diverso che non: “Ci sarà un terremoto”, oppure “Non c’è pericolo: non ci sarà un terremoto”, oppure “Non sappiamo nulla sui terremoti”, tre alternative tutte sciocche. Sarebbe una società che non si farebbe abbindolare dai casi rari. Una società, con un potente strumento concettuale in più a disposizione. Per questo, dovremmo offrire una solida cultura di base di probabilità e statistica ai nostri ragazzi.

Articolo scritto da Carlo Rovelli, Gennaio 2013

Ago 212012
 

<<Il perfetto pappagallo era lo studente perfetto
Come studenti del liceo o di altre scuole superiori raramente mettevamo in questione la verità di qualsiasi affermazione. La nostra preoccupazione, invece, era di capire bene ogni frase pronunciata dai professori o letta sui testi. Immaginate l’effetto di anni di un tale esercizio su una mente in fase di evoluzione. L’abitudine a conformarsi mentalmente diventa quasi ineliminabile. Io ero solo uno di questa generazione di vittime. Quanti professori ci hanno detto che l’ordine prestabilito non era l’unica cosa che esistesse? E c’erano solo vaghe allusioni alla possibilità di cambiamento. Non eravamo ribelli. Non eravamo pionieri. Non eravamo neanche dei devoti ed entusiasti pappagalli. Eravamo soltanto dei dischi sui quali veniva inciso il linguaggio della nostra generazione. In alcuni momenti, chiamati periodi di esame, ci si aspettava da noi la riproduzione di questi linguaggi, parola per parola, paragrafo per paragrafo. Il sogno americano non si basava su “Vita, libertà e ricerca della felicità”, ma sulla determinazione di uomini d’affari a ridurre i salari e aumentare gli utili. Il sogno americano rendeva i ricchi più ricchi e teneva i poveri al suo posto. Nel frattempo i guerrafondai, professionisti della distruzione all’ingrosso e delle uccisioni di massa, avevano preso il controllo degli Stati Uniti e delle loro politiche e conducevano tutti i giochi… Gli Stati Uniti della mia gioventù stavano scivolando sotto i miei piedi e svanendo dalla mia vista. Il Mayflower Covenant, la Carta dell’amore e dei buoni rapporti tra gli uomini di William Penn, il Bill of Rights di Thomas Jefferson, la Costituzione del 1789 che da bravo studente avevo imparato a memoria, il Discorso di Lincoln di Gettysburg e il Second Inagural erano diventati carta straccia… Avevamo trasformato i nostri aratri in spade e i rastrelli in lance, gli attrezzi da lavoro in armi e tecniche di distruzione e massacro. A chi appartenevo io? Come potevo considerarmi? Ero un Don Chisciotte che combatteva inutilmente contro i mulini a vento? Ero io pazzo e i miei concittadini conservatori immobilisti invece sani di mente? O invece ero io soltanto sano di mente e loro impazziti? Il mondo che vedevo intorno a me non mi piaceva per niente, era un mondo in cui le forze di distruzione avevano la meglio… Vivo negli Stati Uniti solo perché lavoro qui… Mi vergogno profondamente però di venire associato all’oligarchia che attualmente malgoverna, sfrutta, affossa e corrompe gli Stati Uniti ed il mondo. Come individuo continuo a fare quello che posso. Vado in giro, parlo e scrivo per contrastare l’ignoranza, l’inerzia, la vigliaccheria. Credo che esista una nuova presa di coscienza sulla crisi e sulla gravità della minaccia che incombe sull’umanità. Esiste anche una crescente consapevolezza del fatto che le decisioni cruciali sono ormai state prese e che è in corso il processo di vaporizzazione della civiltà occidentale… Il mio personale contributo sta sempre più assumendo la forma di un aiuto “straniero” – rivolto a miei concittadini che quasi non conosco più. Sono persone senza storia, deviati, delusi, impreparati, beffati. Sono persone che sempre più stanno abbandonando la ragione, l’istinto e l’emozione, impegnati solo in patetici e disperati tentativi di sfuggire a un destino nefasto che li sta accerchiando piano piano, come la nebbia avvolge lentamente una nave in mare. Con la maggiore consapevolezza della reale situazione, cresceva in me la convinzione che dovevo fare qualcosa. Ho provato a parlare, scrivere, discutere, tenere lezioni e sono stato snobbato ed ignorato dai miei concittadini americani. Continuo a fare quello che posso in ogni occasione. Ho detto quello che avevo da dire dopo averlo pensato e approfondito. Continuo ad offrire il mio aiuto ai miei connazionali americani come si offre aiuto a un uomo che sta annegando e che una corrente impetuosa tenta di portarsi via ogni istante di più. Offro questo aiuto di buon grado, con speranza, con partecipazione.>>

“Come nasce un radicale”, Scott Nearing, 1972

Nov 262011
 

 

Forse i tempi stanno proprio cambiando. Gli studenti di economia di Harvard hanno denunciato il dogmatismo delle teorie economiche che sono loro insegnate in una lettera aperta a uno dei più influenti tra i loro docenti, il prof . Greg Mankiw.
Mankiw ha scritto un paio manuali su cui si sono formate intere generazioni, è stato consigliere economico per l’amministrazione d George Bush, ed è oggi al servizio dello sfidante repubblicano Mitt Romney.

Il suo corso è frequentato da oltre 700 matricole ogni anno. Ma ora queste stesse matricole hanno detto pubblicamente basta all’indottrinamento: “Riteniamo che il corso esponga una specifica e limitata visione della teoria economica” – si legge nella lettera aperta – “… non c’è nessuna giustificazione nel presentare la teoria di Adam Smith come più fondamentale di quella, poniamo, di Keynes. … lo studio dell’economia dovrebbe legittimamente includere una discussione critica sia dei benefici sia delle falle dei diversi, semplicistici, modelli economici. … ma nella nostra classe abbiamo pochissimo accesso a differenti approcci economici. L’attenzione nel presentare una prospettiva non pregiudiziale (unbiased) è ancora più importante in un corso introduttivo.”

Anni fa, in pieno ‘68, Paul Feyerabend argomentava dall’università di Berkeley che mettere a tacere punti di vista differenti da quelli dominanti significa rapinare il genere umano della possibilità di avvicinarsi alla verità. Per questo la scienza andrebbe organizzata per generare continuamente alternative, dare forza alle anomalie e stimolare la controversia.
Lui lo chiama principio di proliferazione: “Inventa, ed elabora teorie in contraddizione con il punto di vista dominante, anche se questo è generalmente accettato e ben confermato”. Non c’è niente da temere dalla competizione di idee, quello che ci deve fare paura sono il conformismo e la stagnazione. Non solo la scienza andrebbe organizzata in questo modo, ma anche le istituzioni che la ospitano – e come noto, per Feyerabend, la società intera.
E’ bello che sia un gruppo di studenti di Harvard a ricordarcelo.

da Matteo Motterlini, Il Sole 24 ore del 20/11/2011

Nov 062011
 

<< Una nuova arma è stata inventata per la diffusione dell’insencirità, della menzogna, del cattivo latino. Sperimentando modi per dividere la verità e per porgere la mezza verità che rimane attraverso l’unica voce che ha la borghesia per parlare: la voce che contrappone gli scherzi alla tragedia, la voce che contrappone il buon senso degli assassini agli eccessi degli uomini miti>>

1962, Pasolini commentando un servizio sull’inizio delle trasmissioni televisive sperimentali della Rai

Pasolini profeta, Felicia Buonuomo