Set 252011
 

<< Quello che si dice comunemente, che la vita è una rappresentazione scenica, si verifica soprattutto in questo, che il mondo parla costantissimamente in una maniera, ed opera costantissimamente in un’altra. Della quale commedia oggi essendo tutti recitanti, perché tutti parlano a un modo, e nessuno quasi spettatore, perché il vano linguaggio del mondo non inganna che i fanciulli e gli stolti, segue che tale rappresentazione è divenuta cosa compiutamente inetta, noia e fatica senza causa. Però sarebbe impresa degna del nostro secolo quella di rendere la vita finalmente un’azione non simulata ma vera, e di conciliare per la prima volta al mondo la famosa discordia tra i detti e i fatti.>>

Giacmo Leopardi, Pensieri – XXIII

Ago 042011
 

Oggi, attraverso le tecnologie, possono scrivere anche tanti Italiani che solitamente non toccano mai la carta stampata: gli sms (usati due terzi della popolazione italiana), la posta elettronica (un terzo della popolazione), le chat, i blog, e via dicendo,  sono strumenti ormai alla portata di tutti.
Ma sarebbe corretto parlare di “saper digitare“, cosa ben differente dal “saper scrivere“, come tradizionalmente inteso. I testi digitali sono ormai ipotesti: frammenti, testi brevi, incompleti.
Ormai questo modo di scrivere è l’unica forma conosciuta, e quindi usabile, per comunicare.
Non più regole grammaticali e sintattiche da rispettare, ma una mutazione tecnologica che privilegia una lista di abbreviazioni lunga quasi quanto un dizionario, le emoticon (le faccine) e altri neologismi.
Che aggiungere? @_@

Lug 312011
 

E’ ormai risaputo l’uomo si distingue dagli altri animali soprattutto per la capacità di comunicare tramite un linguaggio codificato.
Purtroppo, però, stiamo assistendo in questo nuovo millennio a un fenomeno che viene definito come “desertificazione comunicativa”, e che sta colpendo particolarmente le nuove generazioni, i cosidetti “nativi digitali”.
Essere capaci di leggere e scrivere non è sufficiente: è necessario dare alle nostre idee, ai nostri pensieri, alle nostre emozioni una forza comunicativa che richiede la conoscenza della lingua.
La perdita di espressività e di efficacia del linguaggio derivano dall’uso, sempre più penetrante, delle nuove tecnologie e dei nuovi media di comunicazione, che impongono una comunicazione mmediata, sistetica, quindi sterile.
Si uccide l’espressività, e peggio ancora l’inventiva che nell’infanzia di ogni bambino è ancora viva.
Si può fare qualcosa per restituire ai nostri ragazzi la possibilità di servirsi di una lingua ancora ricca e creativa? Lo scrittore e accademico di Francia, Erik Orsenna, suggerisce: “Parlandola, scrivendola, cantandola, inventando nuove parole, e ritrovandone di vecchie”. E’ come l’amore, se non l’alimenti muore“.

MdSA-Mag2011

Giu 132011
 

Tullio De Mauro ci ricorda che una legge si differenzia da altri testi in quanto dovrebbe
<<trasferire conoscenze al destinatario perchè questi le utilizzi, in tempi deifniti, per regolare il suo comportamento pratico>>.

Ora, ognuno di noi potebbe trovare pressochè infinite casistiche di leggi italiane che poco hanno a che fare con la chiarezza.

Un bell’esempio ci viene suggerito dal senatore Luigi Zanda, relativamente alla nuova disciplina delle opere pubbliche (decreto sviluppo):

<< Le disposizioni di cui al comma 2, lettera o), si applicano a partire dal decreto ministeriale di cui all’articolo 133, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, di rilevazione delle variazioni percentuali per l’anno 2011, da adottarsi entro il 31 marzo 2012, ed ai lavori eseguiti e contabilizzati a decorrere dal 1° gennaio 2011. (…)  Le disposizioni di cui al comma 2, lettera q, numero 2), non si applicano alle procedure già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni di  cui all’art. 153, commi 19 e 20, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, nella formulazione previgente>>

Insomma: senza chiarezza, non c’è libertà, non c’è sviluppo!