Mag 242011
 

<< La gente di pianura, quelli che mangiano il buon pane di grano, che condiscono le erbe cotte con l’olio, che pestano l’uva nei tini… quando pensano agli uomini della montagna, non so perché, li immaginano tutti vecchi, con barbe bianche come Padre Eterno… in più ficcano loro una pipa ricurva tra i denti e, voilà, il ritratto è fatto.
Di vecchi quassù ne ho conosciuti pochi. Si muore presto in montagna.
Il pane nero ti rode l’intestino, la mancanza di frutta e verdura fa cadere i denti.
La vita nelle stalle umide, a contatto con gli animali, predispone alla tisi, alle malattie di petto.
D’estate, negli alpeggi, vivere con i sottoprodotti del latte indebolisce, l’isolamento predispone a pensieri tristi, qualche volta altera il carattere. Il vino e l’acquavite, tra gente che ne fanno uso raramente e in modo smodato, sono vere piaghe.
La prolificità delle madri è l’unico modo che permette alla gente della montagna di non estinguersi, ma il tributo che si paga è alto.
Su tre nati uno solo ha qualche probabilità di giungere alla maturità.>>

Non tenterai il Signore – memorie di un prete di montagna, Vico e Ugo Avalle.

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