Ago 232011
 

Nell’opinione comune degli italiani, il termine cultura è sinonimo di cultura intellettuale e più specificamente di cultura letteraria, a conferma di una ‘declinazione’ umanistica propria della nostra tradizione.
E’ necessario rivalutare la componente scientifica della cultura a partire dalla sua dimensione tecnica, tecnologica e operativa e prospettare il proposito di pervenire dialetticamente a una  nuova definizione del termine cultura in una accezione etologica e antropologica

<<L’ingegnere, il medico, ma persino il funzionario di banca o il finanziere, sono anche loro portatori di ciò che secondo me va chiamato cultura. Direi di più. La spinta a grandi elaborazioni intellettuali, anche scientifiche, anche molto astratte, è venuta proprio da tecniche molto prossime all’operatività e alla pratica. Ciò è accaduto dalle scienze mediche all’idraulica, o alla scienza delle costruzioni.
(…)
E invece non ci dovrebbe essere bisogno di ricordare quello che sappiamo dalla storia delle elaborazioni scientifiche, anche le più sofisticate, e cioè quanto agiscano le spinte che vengono dalla pratica addirittura artigianale. Il caso di Galilei è clamoroso: Galilei elabora una prospettiva radicalmente nuova per guardare agli eventi fisici, costruita attraverso la lettura matematica e quantitativa dei fenomeni e la replicabilità delle esperienze, ma muovendo da ciò che osserva nell’Arsenale di Venezia, dove per far navigare una nave era necessario rispettare una serie di procedure pratiche che poi hanno trovato la loro interpretazione organica nella meccanica classica.>>

La cultura degli italiani, Tullio De Mauro

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