Giu 052011
 

<<Di fronte ai miei compagni di lager io rimango sempre il numero 6865, e per ciò conto eslusivamente per 1. Ognuno contava per quel che valeva. E ognuno era considerato per quello che faceva. Il mondo ci dimenticò. Fummo peggio che abbandonati, ma questo non bastò a renderci bruti: con niente ricostruimmo la nostra civiltà. Sorsero i giornali parlati, le conferenze, la chiesa, l’università, il teatro, i concerti, il centro radio. E ognuno diede quello che poteva dare, e così nacque un mondo dove era stimato per quello che valeva e ognuno contava per 1.

Costruimmo, noi, da niente, la Città Democratica. E se, ancor oggi, molti dei ritornati rimangono al margine della vita, è perchè l’immagine che si erano fatti della democrazia nei lager, risulta spaventosamente diversa da questa finta democrazia degli intrighi.

Sono i delusi: forse i più onesti.>>

Diario Clandestino, Giovannino Guareschi

Guareschi fece parte dei circa 500 mila soltadi italiani che dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943, si rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale e furono pertanto deportati nei campi di prigionia tedeschi come IMI (internati militari italiani).

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