Gen 222020
 

È difficile dissentire dall’antica giustificazione della stampa libera: L’America ha il diritto di sapere. Sembra quasi una cattiveria chiedere, ingenuamente:L’America ha il diritto di sapere cosa, per favore? Scienza? Matematica? Economia? Lingue straniere?Nessuna di quelle cose, naturalmente. Infatti, si potrebbe a buon diritto supporre che il comune sentire sia questo, che gli americani stanno molto meglio senza quelle noiose robacce.

C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti, e c’è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi:

La mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza.

I politici si sono costantemente impegnati a parlare la lingua di Shakespeare e Milton nel modo più sgrammaticato possibile per evitare di offendere il loro pubblico, dando l’impressione di essere andati a scuola.

Così, Adlai Stevenson, che ha incautamente permesso che intelligenza, educazione e arguzia trasparissero dai suoi discorsi, ha notato come il popolo americano si affolli intorno a un candidato presidenziale che ha inventato una versione della lingua inglese tutta sua ed è stato la disperazione fin da subito di chi fa satira.

George Wallace, nei suoi discorsi, aveva come bersaglio principale il “professore con la testa appuntita”; con che grida di approvazione era sempre accolta quella frase dal suo pubblico di teste appuntite. Parola d’ordine: Ora abbiamo un nuovo slogan da parte degli oscurantisti: Non fidarti degli esperti! Mentre dieci anni fa, era: Non fidarti di chiunque abbia più di 30 anni.

Ma i paladini di questo slogan hanno alfine scoperto che, l’inevitabile alchimia del tempo, li ha sfiduciati senza appello, e così, a quanto pare, hanno deciso di non ripetere mai più quell’errore.” Non fidarti degli esperti!” è uno slogan assolutamente sicuro.Niente, né il passare del tempo né l’esposizione all’informazione, potrà mai tramutare questi paladini, in esperti di qualche argomento che possa essere pur lontanamente utile.

Abbiamo anche una nuova parola d’ordine per indicare chi ammiri la competenza, la conoscenza, l’apprendimento e l’abilità, o che voglia diffonderli. Persone di quel tipo sono chiamate “elitisti”. Questa è una delle più divertenti parole d’ordine mai inventate, perché quelli che non sono membri dell’élite intellettuale non sanno cosa sia un “elitista” né sanno come pronunciare tale parola. Appena qualcuno grida “elitista!” diventa immediatamente chiaro che lui o lei è un elitista mascherato, che si sente in colpa per essere andato a scuola.

Va bene allora, dimentichiamo la mia domanda ingenua. Il diritto dell’America di sapere non include la conoscenza di argomenti elitistici. Il diritto dell’America di sapere si riferisce a qualcosa che potremmo parafrasare con la domanda “cosa sta succedendo?”.L’America ha il diritto di sapere “cosa sta succedendo” nei tribunali, nel Congresso, nella Casa Bianca, nei consigli industriali, nelle agenzie di regolamentazione, nei sindacati, nelle sedi del potere, in generale. Molto bene, sono con voi per questo. Ma come pensate di far conoscere alla gente tutte queste cose?

Concedeteci una stampa libera e una truppa di giornalisti investigativi indipendenti e senza paura, s’alza il grido del popolo: ora possiamo essere certi che la gente saprà. Sì, ma a condizione che riescano a leggere!

Capita che la lettura sia proprio uno di quegli argomenti elitistici di cui parlavo, e che il grosso del pubblico americano, preso dalla sua diffidenza verso gli esperti e dal suo disprezzo per i professori con le teste appuntite, non riesca a leggere e non legge. Certamente, l’americano medio sa firmarsi in modo più o meno intelligibile e recepisce i titoli degli articoli sportivi, ma quanti americani non elitistici possono, senza indebita difficoltà, leggere mille parole consecutive stampate in piccolo, alcune delle quali potrebbero essere trisillabe?

Per di più, la situazione sta peggiorando. I punteggi di lettura nelle scuole diminuiscono continuamente. I segnali stradali, che rappresentavano un corso di base sugli errori di scrittura (“Go Slo”, “Xroad”), sono costantemente sostituiti da piccole immagini per renderli leggibili a livello internazionale e per aiutare coloro che sanno guidare un’automobile, ma non essendo professori con teste appuntite, non sanno leggere. Ancora, nelle pubblicità televisive, ci sono frequenti messaggi scritti. Beh, fate attenzione a essi e vi renderete conto come gli inserzionisti siano sicuri che nessuno, tranne forse un elitista di passaggio, sia in grado di leggere quelle parole. Per assicurarsi che qualcuno oltre questa minoranza di mandarini recepisca il messaggio, ogni parola viene pronunciata ad alta voce dall’annunciatore.

Onesto sforzo: se le cose stanno così, in che modo gli americani acquisterebbero il diritto di sapere? Ci sono pubblicazioni che fanno un onesto sforzo per dire al pubblico ciò che dovrebbe sapere, ma bisognerebbe arrivare a chiedersi quante persone le leggono davvero.Ci sono 200 milioni di americani che hanno abitato nelle scuole in qualche momento nella loro vita e che ammetteranno di saper leggere (a patto che si prometta di non usare i loro nomi, svergognandoli presso i loro vicini), ma i giornali più decenti credono di fare straordinariamente bene quando riescono a vendere mezzo milione di copie.Sembra che solo l’1 per cento – o meno – degli americani provi davvero a esercitare il suo diritto di sapere. E se cercano di fare qualcosa partendo da queste premesse è abbastanza probabile che saranno accusati di essere elitisti.Io sostengo che lo slogan “il diritto dell’America di sapere” è senza senso quando abbiamo una popolazione ignorante, e che la funzione di una stampa libera è praticamente nulla quando quasi nessuno sa leggere.

Cosa possiamo fare per questo?Potremmo cominciare domandandoci se l’ignoranza sia davvero così meravigliosa, e se ha senso che si continui a combattere “l’elitismo”. Credo che ogni essere umano con un cervello fisicamente normale possa imparare molto e possa essere sorprendentemente intellettuale.

Credo che ciò di cui abbiamo tremendamente bisogno sia l’approvazione sociale verso i processi di apprendimento e un giusto riconoscimento del valore dell’istruzione.

Possiamo tutti esser membri dell’élite intellettuale e poi, e solo allora, una frase come “il diritto dell’America di sapere” e, in effetti, qualsiasi vero concetto di democrazia, potrà avere un qualche significato.

Il culto dell’ignoranza, di Isaac Asimov, Pubblicato nel 21 gennaio 1980 dalla rivista americana Newsweek

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