Giu 082011
 
Mario Vargas Llosa

Mario Vargas Llosa

Chi crede più, ai giorni nostri, che un gran romanzo possa sovvertire l’ordine sociale? Nella società aperta del nostro tempo ha attecchito un’idea del romanzo in particolare, e della letteratura in generale, come una forma (se si vuole, superiore) di intrattenimento.
(…)
Ma nelle società chiuse, di qualunque natura, siano religiose o politiche, succede la stessa cosa? In questo, fascisti, comunisti, fondamentalisti religiosi e dittature militari terzomondiste sono identici: tutti sono convinti che la finzione non è, come si crede nelle ingenue democrazie, un mero divertimento, bensì una mina intellettuale e ideologica, che può esplodere nello spirito  e nell’immaginazione dei lettori, trasformandoli in ribelli e dissidenti.
La letteratura, una volta che in una società vengono recise tutte le vie attraverso le quali i cittadini possono esprimere le loro opinioni, i loro aneliti… si carica automaticamente di significati che superano quelli strettamente letterari e passano a essere politici.
I lettori leggono i testi letterari tra le righe e vedono, o vogliono vedere in essi, quello che non trovano nei mezzi di comunicazione trasformati in organi di propaganda: le informazioni trafugate, le idee proibite, le proteste e i dissensi impediti.
(…)
Non c’è maniera di dimostrare che I Miserabili abbiano fatto avanzare l’umanità neanche di qualche millimetro verso quel regno di giustizia, della libertà e della pace verso il quale, secondo la visione utopica di Victor Hugo, si incammina l’umanità. Ma non esiste neanche il minimo dubbio che I Miserabili sia una di quelle opere che nella storia della letteratura più hanno fatto desiderare a uomini e donne di tutte le lingue e culture un mondo più giusto, più razionale e più bello di quello in cui vivevano.

Mario Vargas Llosa (premio Nobel 2010 per la letteratura), Elogio della lettura e della finzione.

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