Feb 082012
 

Ho ritrovato casualmente uno scirtto di Franco Foschi. Vecchio di 12 anni, ma quanto mai attuale.
Lo ripropongo condividendone appieno i contenuti.

<<Siamo ormai da anni in una nuova situazione di crisi. Che si possa definire come “crisi di modernità” come alcuni studiosi hanno detto già dieci anni fa o diversamente, certo tra i segnali più evidenti è:

1. la rinuncia alla storia, il lasciare che il fare, il quotidiano, ci derubino del passato;

2. la straordinaria difficoltà che i partiti politici hanno nel definirsi e nel trovare un consenso duraturo. Così, come diceva Dahrendorf, “i giovani non hanno più nè i grandi maestri del passato, nè i punti di riferimento nel presente“.

Il dibattito è confuso e ripetitivo. Le proposte tendono a presentare come nuovo ciò che nuovo non è.

Molti – troppi – che si allontanano dalla politica, sentono tuttavia il bisogno di partecipare al rinnovamento della società, ricominciando dalle comunità locali e dai temi che riguardano la vita delle famiglie, la salute, gli ospedali, la casa, il lavoro, la cultura, il necessario equilibrio tra sviluppo economico e sviluppo umano.

La solidarietà tra gli anziani ed i giovani, tra i popoli e le diversità delle cause dei bisogni umani, i bisogni di coloro che vivono con noi nelle realtà locali che conosciamo, avvalendoci delle esperienze delle associazioni, del volontariato, degli amministratori consapevoli del fatto che la città è famiglia di famiglie, come diceva Mounier e come hanno insegnato in più di un secolo cattolici, socialisti e laici di vario orientamento culturale.

Per queste ragioni mi sembra di non poter ulteriormente tacere di fronte al quotidiano interrogativo che ascolto i molti che, alla vigilia di nuovi eventi suggeriti dalla mancanza di coraggio o da una frettolosa rinuncia, chiedono che si trovino le ragioni di incontro, di confronto, la capacità di lavorare insieme, opponendosi alle assurde frammentazioni e contrapposizioni come alle aggregazioni di comodo.>>

Franco Foschi, 12 Gennaio 2000

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