Ago 212012
 

<<Il perfetto pappagallo era lo studente perfetto
Come studenti del liceo o di altre scuole superiori raramente mettevamo in questione la verità di qualsiasi affermazione. La nostra preoccupazione, invece, era di capire bene ogni frase pronunciata dai professori o letta sui testi. Immaginate l’effetto di anni di un tale esercizio su una mente in fase di evoluzione. L’abitudine a conformarsi mentalmente diventa quasi ineliminabile. Io ero solo uno di questa generazione di vittime. Quanti professori ci hanno detto che l’ordine prestabilito non era l’unica cosa che esistesse? E c’erano solo vaghe allusioni alla possibilità di cambiamento. Non eravamo ribelli. Non eravamo pionieri. Non eravamo neanche dei devoti ed entusiasti pappagalli. Eravamo soltanto dei dischi sui quali veniva inciso il linguaggio della nostra generazione. In alcuni momenti, chiamati periodi di esame, ci si aspettava da noi la riproduzione di questi linguaggi, parola per parola, paragrafo per paragrafo. Il sogno americano non si basava su “Vita, libertà e ricerca della felicità”, ma sulla determinazione di uomini d’affari a ridurre i salari e aumentare gli utili. Il sogno americano rendeva i ricchi più ricchi e teneva i poveri al suo posto. Nel frattempo i guerrafondai, professionisti della distruzione all’ingrosso e delle uccisioni di massa, avevano preso il controllo degli Stati Uniti e delle loro politiche e conducevano tutti i giochi… Gli Stati Uniti della mia gioventù stavano scivolando sotto i miei piedi e svanendo dalla mia vista. Il Mayflower Covenant, la Carta dell’amore e dei buoni rapporti tra gli uomini di William Penn, il Bill of Rights di Thomas Jefferson, la Costituzione del 1789 che da bravo studente avevo imparato a memoria, il Discorso di Lincoln di Gettysburg e il Second Inagural erano diventati carta straccia… Avevamo trasformato i nostri aratri in spade e i rastrelli in lance, gli attrezzi da lavoro in armi e tecniche di distruzione e massacro. A chi appartenevo io? Come potevo considerarmi? Ero un Don Chisciotte che combatteva inutilmente contro i mulini a vento? Ero io pazzo e i miei concittadini conservatori immobilisti invece sani di mente? O invece ero io soltanto sano di mente e loro impazziti? Il mondo che vedevo intorno a me non mi piaceva per niente, era un mondo in cui le forze di distruzione avevano la meglio… Vivo negli Stati Uniti solo perché lavoro qui… Mi vergogno profondamente però di venire associato all’oligarchia che attualmente malgoverna, sfrutta, affossa e corrompe gli Stati Uniti ed il mondo. Come individuo continuo a fare quello che posso. Vado in giro, parlo e scrivo per contrastare l’ignoranza, l’inerzia, la vigliaccheria. Credo che esista una nuova presa di coscienza sulla crisi e sulla gravità della minaccia che incombe sull’umanità. Esiste anche una crescente consapevolezza del fatto che le decisioni cruciali sono ormai state prese e che è in corso il processo di vaporizzazione della civiltà occidentale… Il mio personale contributo sta sempre più assumendo la forma di un aiuto “straniero” – rivolto a miei concittadini che quasi non conosco più. Sono persone senza storia, deviati, delusi, impreparati, beffati. Sono persone che sempre più stanno abbandonando la ragione, l’istinto e l’emozione, impegnati solo in patetici e disperati tentativi di sfuggire a un destino nefasto che li sta accerchiando piano piano, come la nebbia avvolge lentamente una nave in mare. Con la maggiore consapevolezza della reale situazione, cresceva in me la convinzione che dovevo fare qualcosa. Ho provato a parlare, scrivere, discutere, tenere lezioni e sono stato snobbato ed ignorato dai miei concittadini americani. Continuo a fare quello che posso in ogni occasione. Ho detto quello che avevo da dire dopo averlo pensato e approfondito. Continuo ad offrire il mio aiuto ai miei connazionali americani come si offre aiuto a un uomo che sta annegando e che una corrente impetuosa tenta di portarsi via ogni istante di più. Offro questo aiuto di buon grado, con speranza, con partecipazione.>>

“Come nasce un radicale”, Scott Nearing, 1972

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