Set 222016
 

Nel 2011 ho riportato un esempio di come la famosa “enciclopedia” libera possa facilmente essere manipolata per inserire contenuti dalla dubbia autenticità.

A distanza di 5 anni, la situazione è, sostanzialmente, ancora la stessa. Ne è riprova un interessante articolo (leggi il testo completo) di Nicoletta Bourbaki¹, del quale anticipo alcuini passi interessanti:

<<solo le informazioni verificabili perché accompagnate dalla fonte da cui sono tratte meritano di essere prese in considerazione. La fonte può poi dimostrarsi completamente inattendibile o parziale. Insegnare a valutare l’attendibilità delle fonti

L’analisi (elaborata da Barbara Montesi) dei due siti più frequentati dagli studenti (Wikipedia e Cronologia) delinea una situazione preoccupante. In Wikipedia si dissolve uno dei requisiti essenziali della ricerca storica: la verificabilità del dato attraverso la certezza dell’identità del suo autore. Nel web, infatti, tutti possono scrivere di storia, accreditarsi come storici: genealogisti e antiquari, cultori delle memorie familiari e storici locali, professionisti e dilettanti; si  dissolvono le tradizionali gerarchie accademiche, nasce una nuova comunità enormemente allargata fuori dall’università, dalle riviste, dalle fondazioni e dalle altre istituzioni che erano stati da sempre i «luoghi» esclusivi della ricerca.

Pure, ci sarà sempre bisogno di buoni libri e di ricerche rigorose. Qualsiasi navigazione in rete ha bisogno di questi «timoni» per essere efficace. A quei libri e a quelle ricerche si chiederà di «certificare» i siti frequentati dagli studenti, di smascherare le rappresentazioni del passato più fasulle, di fornire un ancoraggio per chi rischia di smarrirsi nel mondo piatto e uniforme del web.>>

  1. Nicoletta Bourbaki è il nome usato da un gruppo di inchiesta su “Wikipedia e le manipolazioni storiche in rete”.

 

«In tutti i casi in cui non si tratti dei liberi giochi della fantasia, un’affermazione non ha il diritto di presentarsi se non a condizione di poter essere verificata; per uno storico, se usa un documento, indicarne il più brevemente possibile la collocazione, cioè il modo di ritrovarlo, non equivale ad altro che a sottomettersi ad una regola universale di probità. Avvelenata dai dogmi e dai miti, la nostra opinione, anche la meno nemica dei “lumi”, ha perduto persino il gusto del controllo. Il giorno in cui noi, avendo prima avuto cura di non disgustarla con una vana pedanteria, saremo riusciti a persuaderla a misurare il valore di una conoscenza dalla sua premura di offrirsi in anticipo alla confutazione, le forze della ragione riporteranno una delle loro più significative vittorie»

Mark Bloch, Apologia della storia, o mestiere di storico, 1998

 

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