Gen 142015
 

Le enormi potenzialità legate all’evoluzione dell’intelligenza artificiale saranno in grado, in futuro, di spalancare la strada ad innovazioni nemmeno immaginabili fino a poco tempo fa. Sarà possibile sfruttarne le capacità per migliorare l’interazione uomo-macchina, oppure per automatizzare alcune operazioni che oggigiorno richiedono l’intervento attivo dell’utente. Gli enormi passi in avanti che stanno compiendo le tecnologie di IA, però, secondo alcuni potrebbero rappresentare un rischio.

Una delle prime voci autorevoli ad esprimersi in merito è stata quella di Elon Musk (Tesla, SpaceX), che nei mesi scorsi ha manifestato tutta la propria preoccupazione, dichiarando che senza un adeguato controllo la situazione potrebbe sfuggire di mano entro pochi anni, arrivando a rappresentare una vera e propria minaccia per l’intero genere umano. Anche Google, seppur senza utilizzare toni allarmistici, ha ufficializzato la creazione di un comitato etico con l’obiettivo di valutare eventuali rischi e implicazioni connessi al progresso tecnologico.

Interviene sull’argomento anche il Future of Life Institute (FLI), un’organizzazione di ricerca con sede a Boston di cui tra gli altri fanno parte Jaan Tallinn (co-fondatore di Skype) e il fisico Stephen Hawking. Il gruppo ha pubblicato una lettera aperta in cui si chiede ai ricercatori di concentrare il proprio lavoro non solamente sul rendere l’intelligenza artificiale più versatile e funzionale, ma anche di massimizzarne i benefici per la società. In altre parole, si suggerisce alle realtà impegnate nell’ambito della IA di focalizzare la propria attenzione sull’esigenza che le tecnologie sviluppate facciano esattamente (ed esclusivamente) ciò per cui sono state concepite.

Sono in molti a pensare che la ricerca relativa all’intelligenza artificiale sia in continua evoluzione, così come crescente è il suo impatto sulla società. I potenziali benefici sono enormi, ma poiché tutto ciò che la civilizzazione ha da offrire è un prodotto dell’intelligenza umana, non siamo in grado di prevedere ciò che potrebbe accadere quando questo nuovo tipo di intelligenza sarà potenziato dagli strumenti offerti dalla IA.

In definitiva, i passi in avanti compiuti negli ultimi due decenni riguardo a riconoscimento vocale, classificazione delle immagini, veicoli autonomi, traduzione ecc. vanno senz’altro considerati come positivi e un terreno sul quale continuare a investire per ottenere risultati ancora più avanzati. Senza chiamare in causa le situazioni catastrofiche rappresentate nella letteratura o nella cinematografia sci-fi, secondo le lettera aperta del FLI, è però bene iniziare a prendere consapevolezza di possibili pericoli legati ad uno sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale.

Proprio in conseguenza del grande potenziale dell’IA, è importante per i ricercatori ottenerne i benefici facendo attenzione ad evitarne le insidie.

In molti hanno già firmato il documento, condividendo il punto di vista del Future of Life Institute. Tra questi anche membri di aziende come Google, Amazon e DeepMind, oltre ad esponenti di Harvard e del MIT.

Cristiano Ghidotti, WebNews.it,

Research Priorities for Robust and Beneficial Artificial Intelligence: an Open Letter

Artificial intelligence (AI) research has explored a variety of problems and approaches since its inception, but for the last 20 years or so has been focused on the problems surrounding the construction of intelligent agents – systems that perceive and act in some environment. In this context, “intelligence” is related to statistical and economic notions of rationality – colloquially, the ability to make good decisions, plans, or inferences. The adoption of probabilistic and decision-theoretic representations and statistical learning methods has led to a large degree of integration and cross-fertilization among AI, machine learning, statistics, control theory, neuroscience, and other fields. The establishment of shared theoretical frameworks, combined with the availability of data and processing power, has yielded remarkable successes in various component tasks such as speech recognition, image classification, autonomous vehicles, machine translation, legged locomotion, and question-answering systems.

As capabilities in these areas and others cross the threshold from laboratory research to economically valuable technologies, a virtuous cycle takes hold whereby even small improvements in performance are worth large sums of money, prompting greater investments in research. There is now a broad consensus that AI research is progressing steadily, and that its impact on society is likely to increase. The potential benefits are huge, since everything that civilization has to offer is a product of human intelligence; we cannot predict what we might achieve when this intelligence is magnified by the tools AI may provide, but the eradication of disease and poverty are not unfathomable. Because of the great potential of AI, it is important to research how to reap its benefits while avoiding potential pitfalls.

The progress in AI research makes it timely to focus research not only on making AI more capable, but also on maximizing the societal benefit of AI. Such considerations motivated the AAAI 2008-09 Presidential Panel on Long-Term AI Futures and other projects on AI impacts, and constitute a significant expansion of the field of AI itself, which up to now has focused largely on techniques that are neutral with respect to purpose. We recommend expanded research aimed at ensuring that increasingly capable AI systems are robust and beneficial: our AI systems must do what we want them to do. The attached research priorities document gives many examples of such research directions that can help maximize the societal benefit of AI. This research is by necessity interdisciplinary, because it involves both society and AI. It ranges from economics, law and philosophy to computer security, formal methods and, of course, various branches of AI itself.

In summary, we believe that research on how to make AI systems robust and beneficial is both important and timely, and that there are concrete research directions that can be pursued today.

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Gen 142015
 

Grazie ai ‘mi piace‘ che seminiamo sui social network, i computer riescono a inquadrare la nostra personalità molto meglio di quanto non facciano amici e parenti: gli unici in grado di batterli (ma di misura) sono i nostri partner.

E’ quanto emerge dall’analisi condotta su oltre 86.000 profili Facebook dai ricercatori delle università di Cambridge e Stanford. Lo studio, pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas), fornisce elementi utili per elaborare nuove strategie di interazione uomo-macchina, in modo da sviluppare computer capaci di riconoscere le emozioni umane proprio come nei film di fantascienza.

Le ‘chiavi’ per entrare nella nostra psiche, del resto, le forniamo noi stessi ogni volta che clicchiamo ‘mi piace’: grazie alle impronte che lasciamo sui social network come Facebook, i computer sanno dipingere un quadro della nostra personalità che risulta essere addirittura più fedele di quello tratteggiato dalle persone in carne e ossa che ci conoscono davvero. I risultati dello studio sono impietosi. Bastano 10 ‘mi piace’ perchè il computer riesca a inquadrare la nostra personalità meglio di un collega di lavoro, 70 ‘mi piace’ per battere un nostro coinquilino e 150 per superare un nostro familiare. Contro il partner, la lotta si fa più dura: il computer deve analizzare almeno 300 ‘mi piace’ per eguagliare la perspicacia e l’esperienza della nostra dolce metà.

”L’abilità di giudicare la personalità è parte essenziale della nostra vita sociale, nelle decisioni di tutti i giorni come nei progetti a lungo termine, come quando dobbiamo scegliere chi sposare, chi assumere o chi eleggere come presidente”, spiega uno dei ricercatori, David Stillwell. Il ‘Grande Fratello’ delle emozioni potrà dunque esserci di aiuto nel fare le nostre scelte, a patto però che ”i consumatori, gli sviluppatori di tecnologie e i decisori politici promuovano tecnologie e leggi a protezione della privacy, dando agli utenti pieno controllo delle loro impronte digitali”, concludono i ricercatori.

fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2015/01/13/il-computer-ci-conosce-meglio-di-amici-e-parenti-_35583654-66f7-4ec6-b2a0-07bcfad544cf.html

ndr: il titolo originale dell’articolo era “Il computer ci conosce meglio di amici e parenti “, che ritengo improprio perchè di per sè il computer non ci conosce affatto, ma è la solita accoppiata big data e data mining che fa la differenza. E Facebook ha in mano un “modesto” archivio di informazioni con le quali divertirsi!

 

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Gen 032015
 

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