Apr 222012
 

Siamo in Valle di Susa, esattamente a Susa, al secondo piano del palazzo civico.
E’ il giorno 19 Ottobre 1848 (prima guerra di indipendenza): con il sugello e la garanzia del notaio Giovanni Battista Garino e – in rappresentanza dell’esercito sabaudo – del luogotenente colonnello Francesco Castelli, comandante il Battaglione di Deposito del XIII Reggimento, il venticinquenne Giuseppe Marchetto, non più dunque in età di leva, “s’obbliga e sottomette di prestare militare Servizio nelle Regie armate”.
Non solo: dinanzi a quelle due autorità dichiara che presterà “servizio con tutta attività, zelo e fedeltà che si conviene ad un militare d’onore”, che “sarà obbediente ai superiori Regi ordini e Regolamenti”, che la sua “ferma nelle Regie file” si attuerà “nel più ampio modo determinato dalla legge”.
Il modo con cui avvenne questo apparente normale arruolamento fu tutt’altro che normale. Giuseppe Marchetto, infatti, si dichiara disposto ad andare in guerra al posto di Giovanni Favro, lui sì chiamato a espletare la ferma nel regio esercito: “Marchetto Giuseppe dichiarando di riunire tutti i requisiti della legge richiesti” chiede di “essere ammesso a surrogato in modo tale che il surrogante [Giovanni Favro] più non abbia ad essere ricercato per fatto di tale servizio”; il tutto “per la somma di lire milleottocento nuove di Piemonte”.
Dunque, al di là degli entusiasmi patriottici, è forse lecito supporre che non pochi dei cosiddetti volontari seguissero siffatte consuetudini di arruolamento.
Ovvero, per necessità economiche, per sostenere la famiglia, per fame.
Passano i secoli, ma le stesse motivazioni del povero Giuseppe Marchetto rimangono valide ancora oggi…

montagne360°, feb 2012