Set 252011
 

<< Quello che si dice comunemente, che la vita è una rappresentazione scenica, si verifica soprattutto in questo, che il mondo parla costantissimamente in una maniera, ed opera costantissimamente in un’altra. Della quale commedia oggi essendo tutti recitanti, perché tutti parlano a un modo, e nessuno quasi spettatore, perché il vano linguaggio del mondo non inganna che i fanciulli e gli stolti, segue che tale rappresentazione è divenuta cosa compiutamente inetta, noia e fatica senza causa. Però sarebbe impresa degna del nostro secolo quella di rendere la vita finalmente un’azione non simulata ma vera, e di conciliare per la prima volta al mondo la famosa discordia tra i detti e i fatti.>>

Giacmo Leopardi, Pensieri – XXIII

Set 252011
 

<< Colui che con fatiche e con patimenti, o anche solo dopo molto aspettare, ha conseguito un bene, se vede altri conseguire il medesimo con facilità e presto, in fatti non perde nulla di ciò che possiede, e nondimeno tal cosa è naturalmente odiosissima, perché nell’immaginativa il bene ottenuto scema a dismisura se diventa comune a chi per ottenerlo ha speso e penato poco o nulla. >>

Giacmo Leopardi, Pensieri – XII

Set 252011
 

<< La sapienza economica di questo secolo si può misurare dal corso che hanno le edizioni che chiamano compatte, dove è poco il consumo della carta, e infinito quello della vista. Sebbene in difesa del risparmio della carta nei libri, si può allegare che l’usanza del secolo è che si stampi molto e che nulla si legga. >>

Giacmo Leopardi, Pensieri – III

Set 062011
 

Bernard Lonergan (1904-1984) è un teologo che studiando Dio ha approfondito anche i temi dell’economia, insistendo su quanto fosse importante per gli economisti “passare attraverso una conversione morale e intellettuale“.

I precetti trascendentali come modo di intendere la conoscenza.
Da qui la necessità che l’educazione introduca alla complessità e all’armonia della conoscenza dell’uomo; potremmo riassumere gli impegni che vengono da questo modo d’intendere la conoscenza in tre precetti che Lonergan chiama trascendentali.

Sii attento
Anzitutto, sii attento; vuole dire: saper cercare e accogliere i dati che la realtà ci offre con interesse e rispetto.
Potrebbe infatti accadere che manchi l’interesse e allora i dati non vengono cercati né accolti (ci sono delle persone che vedono tante cose ma che in realtà non vedono niente, le cose passano davanti a loro ma non se ne accorgono).
O potrebbe accadere che una visione troppo interessata (noi diremmo: “ideologica”) ci faccia chiudere gli occhi sui dati che non corrispondono alle nostre attese (idee), o ci faccia esagerare la presenza di dati che confortano quello che vogliamo vedere.
In tutti questi casi la conoscenza viene necessariamente deformata.

Sii intelligente
Il secondo precetto è: sii intelligente. Significa: non ti accontentare di vedere, di udire, di toccare; ma impara a farti delle domande: che cos’è questo? Perché succede questo? Queste domande presuppongono la convinzione che il mondo sia intelligibile; che sia quindi possibile comprendere i dati raggruppandoli, confrontandoli, ponendoli in relazione tra loro.
Diceva Qohelet: “Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio”.
Per chi capisce, la realtà acquista una particolare luminosità che permette alla persona di muoversi tra gli eventi con maggiore libertà. Anzi, permette alla persona di allontanarsi dall’impressione del dato immediato in modo da comprendere le cose in profondità.

Sii razionale
Il terzo precetto trascendentale è: sii razionale. Cioè, sappi dare dei giudizi che siano rispettosi dei dati. Prima di dare un giudizio, misura gli atti d’intelligenza che hai prodotto confrontandoli con i dati, con tutti i dati; solo a questo punto puoi dare un giudizio e lo puoi qualificare ragionevolmente come giudizio certo o probabile o solo possibile.
Si tratta di rispettare la realtà, di sottomettere le nostre intelligenze al vaglio impietoso dei dati, di cambiare con decisione le ipotesi in modo che corrispondano sempre meglio a ciò che i dati ci offrono da spiegare.

Lonergan ritiene che nella nostra cultura siano frequenti gli atti d’intelligenza, ma siano rari quelli di autentico “giudizio”.
O, detto in altro modo, siamo intelligenti ma non siamo sufficientemente critici con noi stessi, con le nostre idee. Ci accontentiamo di essere brillanti: quando intravediamo un’ipotesi di spiegazione che ci soddisfi, ci attacchiamo ad essa senza sottoporla al necessario vaglio della ragione (senza vagliarla nel confronto con la realtà). Non ci chiediamo abbastanza: è davvero così, o sto immaginando la realtà? Molte volte il desiderio che le cose stiano in un certo modo basta a farcelo credere; è il vizio dei giudizi cosiddetti “ideologici”, che sono numerosi!

Ma la “conversione intellettuale” non è tutto.
Bisogna giungere anche alla “conversione morale”.
L’uomo non si accontenta di conoscere; desidera agire e quindi decidere in vista dell’azione. Ma come decidere? Secondo quali criteri scegliere? Qui il passaggio decisivo – la conversione – avviene quando si riesce a passare:
dalla ricerca di ciò che è gradevole e soddisfacente,  alla scelta di ciò che è giusto e buono.

Insight: A Study of Human Understanding, Bernard Lonergan, 1957

Profilo su Wikipedia di Bernard Lonergan

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Set 042011
 

<<Nulla da fare, Akakij Akakievic si decise ad andare dal personaggio importante. Quale fosse esattamente e in che cosa consistesse la carica del personaggio importante, è cosa tuttora avvolta nell’ombra. Bisogna sapere che quel personaggio importante era tale diventato di recente, mentre prima era stato un personaggio insignificante. Del resto, il suo posto anche adesso non era ritenuto importante in confronto ad altri ancora più importanti. Ma si troverà sempre una cerchia di persone per le quali ciò che è insignificante agli occhi degli altri è già importante. Del resto, egli cercava di accrescere la propria importanza con molti altri mezzi, e cioè: aveva preteso che gli impiegati inferiori lo accogliessero sule scale, al suo arrivo in ufficio; che nessuno osasse presentarsi a lui direttamente. ma che tuto avenisse secondo una rigida gerarchia: che il protocollista di collegio facesse rapporto al segretario di governatorato, il segretario di governatorato al segretario titolare o a chi alto competesse, e che in tal modo la pratica arrivasse a lui. A tal punto orami nella stanza Rus’ tutto è contagiato dall’imitazione, e ciascuno fa il verso e scimmiotta il suo superiore>>

I Racconti di Pietroburgo – Il Cappotto (1842), Nikolaj V.Gogol’ (1809-1852)

Set 042011
 

<<Oh, meglio sarebbe che tu fossi muta e del tutto priva di favella, piuttosto che  pronunciare simili discorsi!>>
(Piskarev rivolgendosi alla causa delle sue disavventure amorose)

I Racconti di Pietroburgo – Prospettiva Nevskij (1835), Nikolaj V.Gogol’ (1809-1852)

Set 012011
 

Camminare è pratica ancestrale, è penerare lentamente nella vita e nel paesaggio. Farlo in montagna e nel verde è diverso che in città, dove si cammina sempre in fretta, anche se poi non si ha nessuna premura: nelle metropoli occidentali l’andatura media delle persone ha avuto un’accelerazione del 10%, negli ultimi decenni.
In luoghi come Singapore, Taiwan, Hong Kong o la Cina del Sud, anche del 20-30%.
Dove va quella folla alienata? Quando smetterà di stordirsi con le infinite droghe oggi a disposizione: c’è chi si fa di lavoro, chi sniffa vini d’annata, chi si fa di vestiti firmati, di quadri, di gioielli, di viaggi avventurosi, di comparsate sullo schermo esu Internet. Morti di fama, esibizionisti, professionisti dell’amicizia, che corrono e sorridono a gettone…
Viene in mente la marcia di un gruppo di esploratori, che dopo giorni di cammino in mezzo alla foresta videro i portatori abbandonare i carichi e fermasi tre giorni, incuranti delle suppliche. Improvvisamente, gli indios si alzarono e ripartirono, senza motivo apparente: <<Andavamo troppo in fretta>>, dissero,<<abbiamo aspettato che le nostre anime ci raggiungessero>>.

Carlo Grande, Terre Alte, 2008

Set 012011
 
Italo Calvino

Italo Calvino

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino, Le città invisibili, 1972