Lug 312011
 

E’ ormai risaputo l’uomo si distingue dagli altri animali soprattutto per la capacità di comunicare tramite un linguaggio codificato.
Purtroppo, però, stiamo assistendo in questo nuovo millennio a un fenomeno che viene definito come “desertificazione comunicativa”, e che sta colpendo particolarmente le nuove generazioni, i cosidetti “nativi digitali”.
Essere capaci di leggere e scrivere non è sufficiente: è necessario dare alle nostre idee, ai nostri pensieri, alle nostre emozioni una forza comunicativa che richiede la conoscenza della lingua.
La perdita di espressività e di efficacia del linguaggio derivano dall’uso, sempre più penetrante, delle nuove tecnologie e dei nuovi media di comunicazione, che impongono una comunicazione mmediata, sistetica, quindi sterile.
Si uccide l’espressività, e peggio ancora l’inventiva che nell’infanzia di ogni bambino è ancora viva.
Si può fare qualcosa per restituire ai nostri ragazzi la possibilità di servirsi di una lingua ancora ricca e creativa? Lo scrittore e accademico di Francia, Erik Orsenna, suggerisce: “Parlandola, scrivendola, cantandola, inventando nuove parole, e ritrovandone di vecchie”. E’ come l’amore, se non l’alimenti muore“.

MdSA-Mag2011