Giu 222011
 

Trovo veramente interessante l’esperimento di Giorgio Banaudi, giornalista che cura la rubrica “La fede in Internet” sulla rivista Jesus (Marzo e Maggio 2008).
Ha dimostrato come sia abbastanza semplice inserire false notizie nel web all’interno di portali importanti, di riferimento.
In questo caso, anche di Wikipedia.
L’esperienza fa molto riflettere: quanto sono attendibili le informazioni che troviamo in rete?

Ormai, troppo spesso sento dirmi: “Ho letto su Internet che…” (nota: su Internet non si legge nulla; Internet è una rete, il web è un servizio di Internet che permette di pubblicare ipertesti) , quindi “… posso essere sicuro che…”.
Io rispondo: “Ma dove l’hai letto? Chi l’ha scritto?”.
L’attendibilità di una notizia viene data per scontata per il solo fatto che compare sul web.
Un po’ poco, come valenza. Anzi, nulla.
Wikipedia ha ormai scalzato le vecchie e a me care enciclopedie cartacee (i bellissimi tomi che fanno anche arredamento e compagnia).
In queste c’è un comitato di saggi che garantisce per i contenuti. E, per far parte di questo gruppo di lavoro, occorre avere un bel curriculum. Non ci si improvvisa, insomma.
Ma il problema è comune ad altri mezzi d’informazione (stampa, radio, tv, ecc.). Soltanto che il bacino di utenza di Internet è pressochè illimitato.
Leggete gli articoli e fatevi due risate :-))

Articolo1:  il testo pubblicato in un primo momento
Le prove “costruite”: la notizia su Wikipedia e il sito di riferimento
Articolo 2: la rivelazione!

 

Giu 222011
 

Molte delle più importanti scoperte moderne sono sbocciate fuori dalle università, spesso da outsider che hanno lavorato con pochissimi mezzi e che gli accademici “parrucconi” – quelli che disponevano di tanti mezzi – guardavano dall’alto in basso.
Il caso più clamoroso, quello che ha letteralmente rivoluzionato la scienza moderna e ha dato il via a una nuova epoca ha un nome: Albert Einstein. Nel 1905, quando riuscì a far pubblicare sulla rivista “Annalen der Physik” i due saggetti che avrebbero rivoluzionato la storia della scienza, Einstein aveva 26 anni, era stato bocciato al primo esame di ammissione al Politecnico di Zurigo, aveva vissuto facendo supplenze di matematica negli istituti tecnici, finché aveva avuto un’assunzione provvisoria come modesto impiegato all’ufficio brevetti di Berna.In quelle poche pagine di fisica teorica (il secondo studio era di tre paginette), che hanno demolito tante antiche concezioni, c’era gran parte di quello che poi sarebbe stato scoperto sperimentalmente nel corso del Novecento. Non era solo prevista la possibilità di trasformare la materia in energia (l’energia nucleare, poi ricavata nei laboratori e non solo). La teoria generale della relatività di Einstein “implicava che l’universo deve avere avuto un inizio e che dovrà forse avere una fine” (Hawking), cosicché si scoprirà che l’universo è in espansione e che alla sua origine sta il cosiddetto Big Bang, il momento in cui, circa 15 miliardi di anni fa, hanno avuto inizio il tempo e lo spazio, da un minuscolo “punto” dotato di inaudita energia. Costo di quella ricerca pubblicata nel 1905? Praticamente zero. Però è anche giusto riconoscere che il lavoro di Einstein non sboccia dal nulla, ha progenitori come Lorentz, Poincaré, Maxwell.

Per tornare alle grandi ricerche e alle grandi “trovate” che hanno cambiato la storia, il primo computer di tutti i tempi non fu pensato, progettato e costruito in qualche meraviglioso istituto di ricerca delle grandi università americane o europee, ma, con esigui mezzi personali, dal giovane, sconosciuto Zuse Konrad, nel soggiorno di casa sua, al numero 7 di Methfellstrasse, a Berlino. E quando provò a rendere noto il suo lavoro, dopo il 1945, fu a lungo snobbato, con sufficienza, dal mondo accademico. Un altro nome di straordinaria importanza fu quello del matematico Alan Mathison Turing. Anche l’italiano Federico Faggin, che nel 1971, con due collaboratori, realizzò il primo microprocessore, inaugurando l’età dei personal computer, lavorava per una società americana, non faceva ricerca in università.
Ma, andando indietro negli anni, fra gli outsider della ricerca applicata va ricordato il nostro Guglielmo Marconi che da “autodidatta” e con i fondi del padre, a casa, iniziò le ricerche e arrivò ai suoi grandi risultati – che avrebbero spalancato al mondo l’epoca della radio, della Tv (e perfino dei cellulari) – senza trovare interlocutori in Italia. Dovette espatriare. Così conseguì pure il Nobel per la Fisica (più tardi fu molto omaggiato in Italia durante il ventennio).
Si potrebbero ricordare anche il padre scolopio Eugenio Barsanti, inventore del motore a scoppio che cambiò davvero la vita di tutti e altri due italiani di genio, Antonio Meucci e Innocenzo Manzetti, per vie diverse “inventori” del telefono: tutti ebbero dolorose disavventure e controversie per i brevetti registrati da altri.
Pure Antonio Pacinotti, inventore della dinamo-motore, dalle enormi ricadute tecnologiche e civili, ebbe questa amara sorte.

Giu 132011
 

Tullio De Mauro ci ricorda che una legge si differenzia da altri testi in quanto dovrebbe
<<trasferire conoscenze al destinatario perchè questi le utilizzi, in tempi deifniti, per regolare il suo comportamento pratico>>.

Ora, ognuno di noi potebbe trovare pressochè infinite casistiche di leggi italiane che poco hanno a che fare con la chiarezza.

Un bell’esempio ci viene suggerito dal senatore Luigi Zanda, relativamente alla nuova disciplina delle opere pubbliche (decreto sviluppo):

<< Le disposizioni di cui al comma 2, lettera o), si applicano a partire dal decreto ministeriale di cui all’articolo 133, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, di rilevazione delle variazioni percentuali per l’anno 2011, da adottarsi entro il 31 marzo 2012, ed ai lavori eseguiti e contabilizzati a decorrere dal 1° gennaio 2011. (…)  Le disposizioni di cui al comma 2, lettera q, numero 2), non si applicano alle procedure già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni di  cui all’art. 153, commi 19 e 20, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, nella formulazione previgente>>

Insomma: senza chiarezza, non c’è libertà, non c’è sviluppo!

 

Giu 132011
 

Un’interessante riflessione di Richard Stallman sugli e-books.

Stallman, nel suo documento, “The Danger of E-books” (The Danger of E-books, Richard Stallman), sostiene che il classico libro cartaceo classico non sia ancora da mettere in soffitta. Anzi, le tentazioni degli e-books potrebbero costare care… occhio alla privacy!

The Danger of E-books
Richard Stallman

In an age where business dominates our governments and writes our laws, every technological advance offers business an opportunity to impose new restrictions on the public. Technologies that could have empowered us are used to chain us instead.
With printed books,
• You can buy one with cash, anonymously.
• Then you own it.
• You are not required to sign a license that restricts your use of it.
• The format is known, and no proprietary technology is needed to read the book.
• You can, physically, scan and copy the book, and it’s sometimes lawful under copyright.
• Nobody has the power to destroy your book.
Contrast that with Amazon ebooks (fairly typical):
• Amazon requires users to identify themselves to get an ebook.
• In some countries, Amazon says the user does not own the ebook.
• Amazon requires the user to accept a restrictive license on use of the ebook.
• The format is secret, and only proprietary user-restricting software can read it at all.
• To copy the ebook is impossible due to Digital Restrictions Management in the player.
and prohibited by the license, which is more restrictive than copyright law.
• Amazon can remotely delete the ebook using a back door. It used this back door in 2009 to delete thousands of copies of George Orwell’s 1984.

Even one of these infringements makes ebooks a step backward from printed books. We must reject ebooks until they respect our freedom.

The ebook companies say denying our traditional freedoms is necessary to continue to pay authors. The current copyright system does a lousy job of that; it is much better suited to supporting those companies. We can support authors better in other ways that don’t require curtailing our freedom, and even legalize sharing. Two methods I’ve suggested are:
• To distribute tax funds to authors based on the cube root of each author’s popularity.
• (See http://stallman.org/articles/internet-sharing-license.en.html.)
• To design players so users can send authors anonymous voluntary payments.

Ebooks need not attack our freedom, but they will if companies get to decide. It’s up to us to stop
them. The fight has already started.

Copyright 2011 Richard Stallman
Released under Creative Commons Attribution Noderivs 3.0.

Giu 082011
 
Mario Vargas Llosa

Mario Vargas Llosa

Chi crede più, ai giorni nostri, che un gran romanzo possa sovvertire l’ordine sociale? Nella società aperta del nostro tempo ha attecchito un’idea del romanzo in particolare, e della letteratura in generale, come una forma (se si vuole, superiore) di intrattenimento.
(…)
Ma nelle società chiuse, di qualunque natura, siano religiose o politiche, succede la stessa cosa? In questo, fascisti, comunisti, fondamentalisti religiosi e dittature militari terzomondiste sono identici: tutti sono convinti che la finzione non è, come si crede nelle ingenue democrazie, un mero divertimento, bensì una mina intellettuale e ideologica, che può esplodere nello spirito  e nell’immaginazione dei lettori, trasformandoli in ribelli e dissidenti.
La letteratura, una volta che in una società vengono recise tutte le vie attraverso le quali i cittadini possono esprimere le loro opinioni, i loro aneliti… si carica automaticamente di significati che superano quelli strettamente letterari e passano a essere politici.
I lettori leggono i testi letterari tra le righe e vedono, o vogliono vedere in essi, quello che non trovano nei mezzi di comunicazione trasformati in organi di propaganda: le informazioni trafugate, le idee proibite, le proteste e i dissensi impediti.
(…)
Non c’è maniera di dimostrare che I Miserabili abbiano fatto avanzare l’umanità neanche di qualche millimetro verso quel regno di giustizia, della libertà e della pace verso il quale, secondo la visione utopica di Victor Hugo, si incammina l’umanità. Ma non esiste neanche il minimo dubbio che I Miserabili sia una di quelle opere che nella storia della letteratura più hanno fatto desiderare a uomini e donne di tutte le lingue e culture un mondo più giusto, più razionale e più bello di quello in cui vivevano.

Mario Vargas Llosa (premio Nobel 2010 per la letteratura), Elogio della lettura e della finzione.

Giu 082011
 

<<Per tanto io dico che ben sento tirarmi dalla necessità, subito che concepisco una materia o sostanza corporea, a concepire insieme ch’ella è terminata e figurata di questa o di quella figura, ch’ella in relazione ad altre è grande o piccola, ch’ella è in questo o quel luogo, in questo o quel tempo, ch’ella si muove o sta ferma, ch’ella tocca o non tocca un altro corpo, ch’ella è una, poche o molte, né per veruna immaginazione posso separarla da queste condizioni; ma ch’ella debba essere bianca o rossa, amara o dolce, sonora o muta, di grato o ingrato odore, non sento farmi forza alla mente di doverla apprendere da cotali condizioni necessariamente accompagnata: anzi, se i sensi non ci fussero scorta, forse il discorso o l’immaginazione per se stessa non v’arriverebbe già mai. Per lo che vo io pensando che questi sapori, odori, colori, ecc., per la parte del soggetto nel quale ci par che riseggano, non sieno altro che puri nomi, ma tengano solamente lor residenza nel corpo sensitivo, sì che rimosso l’animale, sieno levate ed annichilite tutte queste
qualità>>.

Galileo Galilei, Il Saggiatore,  1623

Giu 082011
 

Consideriamo un evento a prima vista banale: l’osservazione di un panorama con una casa, un albero, un uccello che canta, fiori che sbocciano. E’ un’esperienza visiva, uditiva, olfattoria.
Immagini, suoni, odori sembra che entrino dentro di noi. Non è così: le cose della realtà provocano negli organi di senso potenziali elettrici che viaggiano all’intero del cervello.
Nel cervello non viaggia l’immagine della casa, ma i potenziali elettrici he la casa provoca nella retina. Arrivati alle aree della coscienza, essi producono l’esperienza della casa. Durante il viaggio nel cervello, i potenziali elettricit acquisiscono qualità che gli oggetti non hanno.
I suoni, gli odori, i colori, il caldo e il freddo, la luce e il buio non sono nel mondo. Essi sono espedienti delle aree della corteccia cerebrale della sensibilità per tener distinte onde elettromagnetiche (luce, buio, colori), molecole (odori e sapori), la loro velocità (caldo e freddo) e spostamenti d’aria (suoni).
La realtà è ben diversa dal luogo pieno di rumori, colori e odori in cui il cervello ci fa vivere.  Essa è un silenzioso e grigio contenitore di molecole senza odori, sapori e temperatura, d’atomi e di campi elettromagnetici in vibrazione.

Qualcosa là fuori. Come il cervello crea la realtà, Enrico Bellone

Giu 052011
 

<<Di fronte ai miei compagni di lager io rimango sempre il numero 6865, e per ciò conto eslusivamente per 1. Ognuno contava per quel che valeva. E ognuno era considerato per quello che faceva. Il mondo ci dimenticò. Fummo peggio che abbandonati, ma questo non bastò a renderci bruti: con niente ricostruimmo la nostra civiltà. Sorsero i giornali parlati, le conferenze, la chiesa, l’università, il teatro, i concerti, il centro radio. E ognuno diede quello che poteva dare, e così nacque un mondo dove era stimato per quello che valeva e ognuno contava per 1.

Costruimmo, noi, da niente, la Città Democratica. E se, ancor oggi, molti dei ritornati rimangono al margine della vita, è perchè l’immagine che si erano fatti della democrazia nei lager, risulta spaventosamente diversa da questa finta democrazia degli intrighi.

Sono i delusi: forse i più onesti.>>

Diario Clandestino, Giovannino Guareschi

Guareschi fece parte dei circa 500 mila soltadi italiani che dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943, si rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale e furono pertanto deportati nei campi di prigionia tedeschi come IMI (internati militari italiani).

Giu 052011
 
foto di Mario Rigoni Stern

Mario Rigoni Stern

<<Qualcuno mi mette in mano un rasoio di sicurezza e un piccolo specchio. Guardo queste cose nelle mie mani e poi guardo nello specchio. E questo sarei io: Rigoni Mario di GioBattista, n.15454 di matricola, sergente maggiore del 6° reggimento alpini, battaglione Vestone, cinquantacinquesima compagnia, plotone mitraglieri. Una crosta di terra sul viso, la barba come fili di paglia, i baffi sporchi di muco, gli occhi gialli, i capelli incollati sulla testa dal passamontagna, un pidocchio che cammina sul collo. Mi sorrido.>>

<<Sergentmagiù, ghe rivarem a baita?>>

Il sergente nella neve, Mario Rigoni Stern